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sabato 15 luglio 2017

COME NON-ALLEARE I "SOVRANISTI" di Moreno Pasquinelli

[ 15 luglio 2017 ]

Il 29 giugno scorso SOLLEVAZIONE pubblicava un intervento di Stefano D'Andrea dal titolo Quale alleanza dei sovranisti? Il giorno dopo gli rispondeva Ernesto Pertini: Perché allearsi ora. Diamo adesso la parola a Moreno Pasquinelli.

Se Stefano D'Andrea si è sentito in obbligo di precisare il suo pensiero sul tema dell'alleanza dei cosiddetti "sovranisti" dev'essere perché anche lui avverte che in giro, tra le migliaia e migliaia di cittadini che in questi anni si sono "risvegliati" —che hanno preso coscienza sulle cause della tragedia storica che incombe sul nostro Paese—, una delle ragioni che impediscono a questi "risvegliati" (prendo in prestito questo concetto dall'amico Sandro Arcais) di scegliere l'impegno politico, è appunto la divisione gruppuscolare che esiste tra i "sovranisti". 



Questo sparpagliamento, se per alcuni è in effetti un alibi per stare alla finestra e trastullarsi nell'universo virtuale internettaro (il quale per sua stessa struttura favorisce l'atomizzazione individualistica), per molti è invece un fattore di quiescenza.
Sì, noi non abbiamo alcun dubbio: se solo le formazioni "sovraniste" fossero in grado di fare fronte, di costruire una casa comune, migliaia di cittadini uscirebbero dai rifugi in cui si sentono protetti ma nei quali invece il sistema li vuole reclusi.

E' questa convinzione, tra gli altri fattori, che ci ha spinto a dare vita alla Confederazione per la Liberazione nazionale. Una Confederazione che non vuole essere uno sgangherato ed estemporaneo coordinamento. Noi riteniamo che in questa fase politica, e questo ci distingue dal D'Andrea, il soggetto politico che può essere realisticamente costruito non sarà un Partito con la P maiuscola, con la forma assunta nel secolo scorso. In un secolo attraversato dalla guerra civile mondiale, in un mondo segnato dalla opposizione tra i due campi contrapposti del capitalismo e del socialismo, quindi tra classi sociali antagoniste, i Partiti erano quindi obbligati a considerarsi strumenti di una delle due classi sociali fondamentali, e data l'irruzione del marxismo ad avere una visione del mondo.

Sara facile convenire che dato l'esaurimento della spinta eversiva del proletariato occidentale, crollato il "campo socialista", dispiegata la vittoria campale del capitalismo nella sua variante neoliberista, data la proliferazione nel campo antagonista di movimenti, soggettività, correnti culturali le più disparate, siamo entrati in una fase storica nuova. Dal che noi desumiamo che va ripensata la stessa forma-partito. In concreto questo che significa? Significa che ogni tentativo di rifondare partiti alla vecchia maniera è destinato a fallimento certo; che occorre immaginare partiti nei quali, fermi gli elementi di forte coesione interna, saranno segnati da un necessario pluralismo di idee. Saranno partiti e/o movimenti instabili? Sì, lo saranno. La loro stabilità non sarà mai un dato acquisito per sempre, sarà, per parafrasare il concetto con cui Joseph Ernest Renan descriveva la nazione: "un plebiscito di tutti i giorni".

Chi vorrà intestardirsi a rifondare i partiti nella forma classica, giocoforza, non solo non darà mai vita a partiti di massa, bensì a sette, che per tirare a campare, dovranno blindarsi dotandosi di regimi interni autoritari fondati sull'obbedienza cieca a questo o a quel capo —ciò che Gramsci chiamava "caporalismo". Che è appunto il destino che a me pare, spero di sbagliarmi, si è scelto il Fonte Sovranista Italiano di Stefano D'Andrea.

D'Andrea si è infatti, da anni ormai, intestardito. Contesta strenuamente ogni appello all'alleanza dei "sovranisti", non solo come scopo illusorio ma come massimamente nocivo alla causa —maligni dicono: alla causa sua propria. Non solo non raccoglie la spinta all'unità qui e ora che viene da ogni parte, la respinge come speciosa. Poi apre una fessura, concede un'eccezione. Seguiamo il suo ragionamento:
«L’alleanza si fa in vista delle elezioni. Le alleanze tra partiti sono sempre alleanze elettorali o meglio pre-elettorali e poi eventualmente (ma non è il nostro caso) di governo (le alleanze delle opposizioni durano lo spazio di un mattino). Non sono mai esistite alleanze a prescindere dalle elezioni. Un’alleanza al di fuori di una scadenza elettorale è un non senso: allearsi a che fine, se non per partecipare ad elezioni?»
Le alleanze sono sempre alleanze elettorali"? Ma che minchiata è mai questa? E che nella lotta sociale e politica ci sono solo le scadenze elettorali? Che forse le diverse forze partigiane si unirono nel CLN in vista delle elezioni? certo che no! Anzi essi si sciolsero proprio alle porte delle elezioni  del 1946 per l'Assemblea Costituente. Ma è solo un esempio, tra i più eclatanti. Potremmo farne qualche dozzina, per dire che sono esistite alleanze dei più svariati tipi, che di solito coalizzano forze diverse contro un nemico comune, o per sventare una mossa determinata del comune nemico. Dato che D'Andrea ha tanta nostalgia nel '900 sarà bene ricordargli che il terreno elettorale era allora l'esatto opposto di quel che sostiene: alle elezioni, quasi sempre, ogni partito andava col suo simbolo e non confondeva le sue insegne con quelle di altri partiti, pur se affini per ideali. E se c'era tra questo o quel partito un'alleanza sul terreno sociale, questa veniva sospesa alle porte delle elezioni. L'Italia è un caso da manuale. Non so a voi, ma al sottoscritto, la minchiata di D'Andrea rivela quello che noi, nel '900, avremmo denunciato come "cretinismo elettorale".

Ma seguiamo il discorso del D'Andrea. Ad un certo punto leggiamo:
«L’alleanza tra le forze sovraniste si presenterà alle elezioni nazionali del 2023. Per non restare buggerati da elezioni anticipate, conviene ipotizzare che si voti un anno prima, nel febbraio 2022. Ciò significa che tutto (simbolo e nome dell’alleanza, candidati, progetto di azione, organizzazione e comitato direttivo dell’alleanza) dovrà essere pronto (almeno) un anno prima, quindi nel febbraio del 2021: un nuovo soggetto politico ha bisogno di almeno un anno di “campagna elettorale” e non può presentarsi alle elezioni nazionali senza prima essersi fatto conoscere a sufficienza. Se le elezioni non saranno anticipate, l’alleanza sovranista potrà svolgere due anni di “campagna elettorale”. Pertanto, nel febbraio del 2020 bisognerà cominciare a costruire l’alleanza (un anno di lavoro appare necessario)».
Arci-minchia! 
Qui il Nostro ci da i numeri per giocarceli al lotto.
Con una sicumera degna di uno che si crede Napoleone, indica con precisione chirurgica non solo il momento in cui i "sovranisti" si uniranno (le elezioni del 2023), ma pure che l'alleanza (elettorale s'intende) dovrà essere pronta un anno prima. Anzi,  no, nel 2020, perché potrebbero esserci elezioni anticipate nel 2022.
Confesso che ho trasecolato. Al netto del cretinismo elettorale: ma come cazzo fa il D'Andrea a dare per certo che la legislatura che inizierà la primavera prossima durerà cinque anni? Come fa quindi a pronosticare che se ci saranno elezioni anticipate sarà nel 2022 e non nel 2021 o nel 2019? Nel '900 avremmo detto: ma D'Andrea che si fuma?

Il Nostro misura tutto, com'è evidente leggendo tutto il pistolotto, attorno a se stesso. Infatti, tenetevi forte, tutto sembra dipendere, intendiamo l'alleanza "sovranista", dal banco di prova delle elezioni regionali abruzzesi del 2019. E perché mai, vi chiederete, non dalle europee dello stesso anno, o da altre elezioni regionali (tipo quelle in Sicilia del prossimo 5 novembre)? Semplice, perché il FSI ha deciso che in abruzzo scenderà in campo. Ergo: tutto dipende dalle mosse del FSI, ovvero dalla candidatura a presiedente dell'Abruzzo di D'Andrea.

Un simile modo di ragionare non ha per niente la forma della profezia, ma quella più modesta del ragioniere affetto da egocentrismo. Il Nostro, com'è noto, è un giurista, e come ogni giurista è abituato a pensare che nel diritto la forma è sostanza, pensa che in politica funzioni alla stessa maniera. Errore! E vorrei dare a questo errore un nome: "formalismo giuridico", che consiste nelle pensare che sia il diritto, col suo normativismo, a determinare i processi sociali e a dotarli di senso. Nel '900 avremmo detto di questo atteggiamento "voler mettere le braghe alla storia".
E' vero esattamente il contrario. Sono i processi sociali il motore del mutamento, e le regole o norme giuridiche, come la nottola filosofica hegeliana che si alzava solo al crepuscolo, vengono sempre ex post, a babbo morto.

Intanto vorrei sommessamente ricordare che qui in Italia si vota nella prossima primavera. Che facciamo? Nulla, è ovvio, poiché la campagna di proselitismo del D'Andrea non ha ancora dato i suoi frutti.








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20 commenti:

  • Anonimo scrive:
    15 luglio 2017 13:22

    Egregio Pasquinelli, cari tutti,

    mi sembra non sia un mistero che Stefano D'Andrea sia portatore di un linguaggio e di una pratica con un forte, fortissimo aroma di prima repubblica. E prima repubblica significa soprattutto una cosa: Democrazia Cristiana. Ora, non voglio dire che D'Andrea sia democristiano. E se anche lo fosse, il problema sarebbe il suo!

    Piuttosto, mi sembra che in molta della comunicazione del Fronte Sovranista Italiano quello che prevalga sia un umore nostalgico nei confronti del tempo che fu, di un'epoca che sarà pure stata segnata da importanti conquiste - tutte pagate a caro prezzo - e pure da un relativo innalzamento delle condizioni di vita di molti come mai prima in Italia. Ma sempre un'epoca piena di storture, di iniquità, di cose che chi vorrebbe edificare una società almeno più equa non può certo accettare. Tutte cose rimaste assai vive e attuali, mentre le conquiste sono spesso andate a farsi benedire.

    Intendiamoci: nessun "tangentopolismo" o "manipulitismo" in una valutazione del genere e va detto chiaro e tondo che la necessità di affrontare certe patologie realmente esistenti non può essere utilizzata per coprire massacri economici e sociali - cosa che invece tutti i merdia italiani stanno facendo da una buona trentina d'anni a questa parte.

    E poi, credo che certi "revisionismi" storici - magari in salse leggermente diverse - siano stati promossi da altri personaggi che negli ultimi anni hanno raccattato anche di più in termini di visibilità mediatica. Ma qui mi fermo, perché voglio restare su D'Andrea.

    Al di là di queste valutazioni di carattere storico, sui "massimi sistemi", quelle che mi saltano di più agli occhi sono certe affermazioni in cui D'Andrea fa trasparire un modo d'intendere la politica proprio tipico del notabile locale della prima repubblica - quasi sempre democristiano, ricordiamolo - che dedica la sua massima attenzione alle scadenze elettorali e si preoccupa forse sopra ogni altra cosa del numero di persone da mobilitare al momento del bisogno. Momento che ora sembra essere quello delle prossime regionali abruzzesi. E la mobilitazione ha il suo momento supremo nel giorno delle elezioni, giorno a cui tutta la militanza precedente ha immancabilmente puntato.

    Una cosa del genere mi è risultata più chiara che mai nel suo intervento riguardo al cosiddetto affaire Fusaro, dove D'Andrea, nel suo commento a riguardo, faceva notare di passaggio che l'unica cosa che lui si poteva aspettare fosse la disponibilità del filosofo torinese a dare una mano in vista delle regionali abruzzesi (toh!) e/o il fatto che gli portasse una decina di persone valide abruzzesi (ari-toh!). Il tutto dopo aver sminuito la figura dello stesso Fusaro: ma allora che cavolo di senso aveva invitarlo fin dall'inizio? Chiariamoci: dell'affaire Fusaro me ne frega meno di zero, ma l'ho citato perché le esternazioni di D'Andrea sono a dir poco rivelatrici del suo modo d'intendere l'azione politica.

    Comunque sia, visto che tutto si dovrebbe misurare attorno alle elezioni, faccio notare come nella roccaforte fissina di Avezzano alle recenti comunali, non si sia riusciti a entrare in consiglio comunale manco per sbaglio. Tutto questo mentre in Sicilia varie liste collegate a Noi Mediterranei hanno raccolto percentuali pazzesche nel pugno di comuni in cui si sono presentate. La cosa sarà forse stata notata sul sito del FSI? Manco per niente!

    Cordialmente

    Barbaro D'Urso

  • Tonguessy scrive:
    15 luglio 2017 15:25

    Mi sono stufato di commentare i voli pindarici di D'Andrea. Ho evitato di commentarli nel suo post originale, ma oggi mi risulta più difficile, data l'insistenza del medesimo. Ho militato tra le fila del direttorio di Appelloalpopolo dedicantovi, assieme ad altri, energie e convinzioni. Per poi scoprire che l'idea di sovranismo di D'Andrea è così personale da non permettere la sovrapposizione con qualsiasi modello politico conosciuto. Forse. Sicuramente non con i modelli democratici conosciuti. Alla fine ha preferito grigi yesmen alla sintesi delle varie istanze coagulatesi attorno all'idea di sovranismo. Tutti i validi capitani che avevano inizialmente aderito a quella idea sono stati fatti allontanare. Tralascio i dettagli personali, qui poco importanti. Molti "espulsi" dal direttorio hanno espresso con chiarezza la situazione: all'interno di FSI di allora prevaleva la figura predominante del padre-padrone che non accetta mediazioni e mette alla gogna chiunque osi proporre situazioni che vadano al di fuori del signorsì.
    Una cosa però è ormai chiara: la moltiplicazione logaritmica dei consensi non è avvenuta. Stando al ragionamento di D'Andrea se ognuno avesse portato qualche conoscente all'interno di FSI ci sarebbe stata la crescita esponenziale. Nel giro di poco tempo si sarebbe assistito ad una imponente crescita dei consensi con relativa facilità di affacciarsi nel rutilante mondo della politica che conta. Tutto ciò non solo non è avvenuto (ed era stato per bene avvertito che le sue proiezioni erano esagerate) ma oggi si prepara ad incassare un ritardo nel presentarsi alle elezioni che si preannunciano molto di basso profilo. Nel suo paese natale, Avezzano, ha raccolto un miserabile 3,86% dei votanti. Figuriamoci quale percentuale possa votare FSI a livello nazionale. Questi dati. Temo quindi che il suo sia un maldestro tentativo di fare da "ago della bilancia" del movimento sovranista per incassare più di quanto effettivamente abbia diritto. Abbia l'umiltà di ragionare su quel miserabile 3,86% di suoi concittadini che facilmente lo conoscono personalmente (in mezzo ci sono sicuramente i parenti) prima di avventurarsi nel lanciare proposte irricevibili come se avesse tutti gli assi in mano. Quel due di coppe che ha in mano non vale niente.

  • pasquino55 scrive:
    15 luglio 2017 18:00


    La querelle sulla partecipazione del Fronte dei sovranisti, del CLN dei sovranisti alle prossime e/o future elezioni è veramente stucchevole. Dividersi sulla questione se a queste si dovrà partecipare sin da subito o in tempi più lunghi senza avere già una strutturata ed alternativa opzione politica da presentare non solo ad una risibile identitaria e litigiosa minoranza di incazzati ma anche a tutto il resto della popolazione è solo una questione di lana caprina. Continuare a dissertare e a scontrarsi su questa tematica evidenzia per l’ennesima volta che si sta perseverando nell’errore storico della sinistra extraparlamentare quello cioè di mettere il carro davanti ai buoi e dare per scontato l’inevitabile successo. Dissertare sui tempi per coglierlo nasconde il madornale errore di analisi che si sta compiendo: quello di individuare nel sovranismo il punto di forza centrale ritenendolo trasversalmente aggregante e oggettivamente alternativo quindi atto a contrastare ed abbattere il modello liberale dominante. Contro il capitalismo, tanto più se “finanziarizzato”, non dobbiamo portare il nostro attacco primario ad aspetti importanti ma non centrali per la sua egemonia (come appunto la sovranità nazionale), bensì esso va portato con una nuova, radicale ed alternativa narrazione al suo cuore: l’economia. Va lanciata l’unica proposta politica, questa si oggettivamente trasversale e indiscutibilmente (pur non parlandone) socialista perché ne sconquassa irrimediabilmente le basi che il sistema capitalista, qualsiasi forma possa assumere nel tempo, né oggi né domani potrà mai ritenere ricevibile, ed è quella della DEMOCRAZIA ECONOMICA.
    Pasquino55

  • amaryllide scrive:
    15 luglio 2017 23:53

    "Che forse le diverse forze partigiane si unirono nel CLN in vista delle elezioni?"
    Non solo, ma anche. Il CLN riuniva tutte le forze partigiane che si riconoscevano nella necessità di tornare alla democrazia, e quindi i futuri partiti che ne avrebbero fatto parte. E infatti era un'alleanza tra PARTITI, e non tra brigate partigiane. E non a caso non ne fecero parte diversi movimenti che non si riconoscevano nell'accordo, come i repubblicani (che volevano subito la cacciata del re), i badogliani (dominanti in Piemonte), quelli di Bandiera Rossa, gli anarchici, che messi assieme facevano quasi un terzo dei partigiani.

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2017 11:02

    No so chi ha avuto la possibilità di seguire in streaming i lavori dell'assemblea del FSI a Pescara svoltasi ieri.
    A me ha colpito la povertà del dibattito, e l'insipienza delle conclusioni tirate da D'Andrea.
    Un'assemblea tutta focalizzata sulle elezioni regionali abruzzesi del 2019.
    E le elezioni politiche nazionali del 2018?
    Come se non ci fossero... rimozione totale... Per questo l'articolo di Pasquinelli, per quanto caustico, c'entra il bersaglio: il FSI si considera misura di tutto, il metronomo che detta a tutti il ritmo delle danze e stabilisce la scala delle priorità politiche.
    Se questa non è melgalomania....
    Singolare e lugubre che D'Andrea, in sede di conclusioni, per segnalare l'importanza storica dell'Abruzzo, abbia citato il fatto che la regione abbia dato i natali a... D'Annunzio e che abbia dato il più alto numero di morti nella prima guerra mondiale. Oh?! Fate attenzione che per lui aver mandato al macello decine di migliaia di disgraziati abruzzesi è stato motivo di vanto!!!!!!!
    Altro che pulsioni democristiane (vedi commento sopra)!!! Qui siamo al revanchismo fascistoide di un'orribile carneficina imperialista...

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2017 12:07

    L’FSI non ha nessun dittatore alla sua guida . D’Andrea è stato eletto presidente del FSI .
    D’Andrea ha dei grossi meriti , è un leader ; ma l’FSI ha anche altri leader oltre D’Andrea . L’FSI ha un’organizzazione alla sua guida . L’FSI è dei militanti dell’FSI , non è di D’Andrea . Se D’Andrea smetterà di impegnarsi per l’ FSI , D’Andrea non verrà più riconosciuto come presidente del FSI .

    Tutti i partiti politici seri , pragmatici , con idee da perseguire e da realizzare , idee sociali , che hanno portato lo stato sociale in Italia , avevano un leader : ( in ordine cronologico ) Mussolini era un leader , Togliatti era un leader , Fanfani era un leader .
    Si chiamano leader di partito , non dittatori di partito. ( il 25 luglio ’43 il Gran Consiglio del Fascismo ha destituito Mussolini )

    Questo post e i questi commenti dimostrano solamente l’invidia , la pochezza e la frustrazione di chi li ha scritti : per lo più chiaccheroni narcisi senza arte né parte , che farebbero puntualmente danni in qualsiasi organizzazione politica . Gente di cui è meglio sbarazzarsi appena li si riconosce .

    Militante FSI .

  • Anonimo scrive:
    16 luglio 2017 15:40

    @ Anonimo 16 luglio 2017 11:02

    E chi lo sapeva che ieri ci fosse l'assemblea fissina? E che assemblea è quella dove parla solo uno e tutti gli altri al massimo dicono di sì? Ma soprattutto, a chi poteva interessare tutto questo?

    Chiarisco che i miei riferimenti alla DC e alla prima repubblica hanno a che fare con il modo di vedere le cose a livello elettorale. Con la sottile differenza che quel partito controllava abbondanti leve clientelari ed era per davvero al potere a livello nazionale e quasi ovunque a livello locale. Il FSI invece si fonda solo ed esclusivamente sulla fedeltà e l'obbedienza alla sua leadership. E questa, è ora evidente, può reggersi solo sulla promessa di un successo di là da venire, in questo caso la probabilità di entrare in parlamento nel 2023 o, al più presto, nel 2022. Ma siccome di acqua sotto i ponti, fino al momento promesso, troppa ne dovrà scorrere, ecco che in tutto questo tempo ci sarà ampia possibilità per qualche causa di forza maggiore di manifestarsi sulla scena politica, obbligando a rinviare sine die il momento promesso... Insomma, Aspettando Godot!

    Mi trovo comunque d'accordo sull'osservazione della presenza, nella comunicazione del FSI, di molta retorica di stampo sciovinista e patriottardo piuttosto che di liberazione nazionale, sociale e democratica.

    Detto questo, visto lo svolgimento dell'assemblea fissina a Pescara, a me viene alla mente un'altra figura che - con prassi non troppo dissimili in quanto a modo di trattare con persone viste come inferiori ma con una posizione nettamente opposta in quanto alla necessità di organizzarsi autonomamente in politica - ha pure creato un proprio seguito personale e ha ottenuto anche una visibilità decisamente maggiore. Una visibilità ancora di nicchia, intendiamoci, all'infuori di ciò che questa persona e i suoi seguaci voglian far intendere.

    Ciò che accomuna l'uno e l'altro qui è l'aspetto profetico: verrà il gran giorno! Ora, mentre 'st'aspetto riguardo a D'Andrea sembra essere emerso abbastanza di recente, l'altra persona, invece, ha costruito fin dal primo giorno tutta la sua narrazione su una sola, grande profezia. E, nonostante il continuo rinvio dello squillo delle trombe del Giudizio Universale, l'aver ripiegato su un profluvio di facili profezie "minori" ha consentito a costui di mantenere un discreto gregge al seguito. Per soprammercato, a tutto ciò s'è accompagnata una serie tanto esilarante quanto raccapricciante di capriole e giravolte eseguite per sedurre e compiacere una serie di figuri a dir poco impresentabili ma tutti, dico TUTTI, forniti di scranni parlamentari...

    Ora, però, visto anche l'incredibile inacidirsi di questo Innominato ben al di là di quanto fosse già il suo solito, par di scorgere decisi segni di declino... Certo, ci sono voluti quasi sei anni! Ma questo è il meritato destino di personalità capaci di simili gesta.

    Mi scuso per la consueta lungaggine.

    Cordialità

    Barbaro D'Urso

  • Ernesto Pertini scrive:
    16 luglio 2017 17:32

    "Abbiamo letto con interesse i commenti e le repliche al nostro articolo in risposta a Stefano D'andrea.

    http://sollevazione.blogspot.it/2017/06/perche-allearsi-ora-in-risposta-stefano.html

    Raccogliamo la sfida da lui lanciata, ma riteniamo che l'alleanza debba andare oltre ai soli gruppi sovranisti e coinvolgere tutte le forze che vogliono combattere l'ordoliberismo europeo. Non vogliamo costruire una nuova forza, non ce ne sarebbe il tempo, ma una coalizione delle forze esistenti o nascenti. Questo é possibile e potrebbe essere, almeno nel breve periodo, una strategia vincente. L'urgenza di farlo l'ho spiegata nel mio articolo precedente.
    Si rischia di incamerare certi personaggi citati da Stefano D'Andrea in un suo commento al mio articolo? É vero, ma crediamo  che una buona democrazia interna potrebbe fungere da argine a questi problemi. I personaggi citati dovrebbero quantomeno avere il consenso degli attivisti per essere preferiti rispetto ad altri nelle candidature. L'alternativa é mandare i soliti noti in Parlamento e restare a guardare ed opporsi da fuori, con le poche armi a disposizione.
    Al momento non si può fare gli schizzinosi: occorre unire le forze di tutti quelli che si vogliono opporre allo status quo. Poi una volta liberata l'Italia dai poteri forti ci si potrà dividere nelle diverse fazioni per decidere il cosa fare dopo. Unica regola é non includere chi ha dimostrato in passato di tradire certe idee, votando le riforme di Renzi, Letta e Monti e i relativi governi. 
    Riproponiamo a tal proposito un articolo da noi recentemente pubblicato, in risposta alle pulsioni che si hanno al momento a Sinistra del PD, e in cui vorremmo inserirci per portare alcune di quelle forze dalla nostra parte."

  • Ernesto Pertini scrive:
    16 luglio 2017 17:33

    L'articolo che segnalavo sopra è qui:

     http://www.4polo.it/2017/06/lunita-che-serve-non-e-quella-sinistra.html,

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 00:15

    Oh! Bene, bene, bene! La discussione entra nel vivo. Mi fa piacere.

    Per un qualche motivo "tecnico" a me oscuro, un commento lasciato prima del mio ultimo (16 luglio 2017 15:40) è apparso soltanto poco fa, dopo l'apparizione del mio, ma sopra al mio, riflettendo - credo - la reale sequenza temporale in cui sono stati lasciati i commenti.

    Colgo l'occasione per rispondere a questo commento.


    Egregio militante fissino del 16 luglio 2017 12:07,

    nel delineare i presunti padri del welfare state italiano, Lei dimentica Giolitti e, volendo, anche altre figure del regime monarchico ancora precedenti. Ma si potrebbero citare figure più recenti: sarebbe ingiusto dimenticarsi del ministro socialista Brodolini e del suo contributo alla legislazione sul lavoro.

    Tuttavia, i suoi riferimenti in libertà al dittatore romagnolo finito un giorno a testa in giù, a Fanfani e a Togliatti, confermano non solo quello a cui accennavo io - l'evidente componente democristiana negli orientamenti di fondo del FSI - ma tirano in ballo anche il fascismo - e qui ha visto bene il commentatore del 16 luglio 2017 11:02 - e il comunismo italiano messi tutti insieme! Un pot-pourri pazzesco!

    Spesso qualcuno lancia l'accusa di "rossobrunismo" nei confronti di chi, a sinistra, non si allinea ad una visione delle cose che potremmo definire "alla Vendola". Ma qui l'infamante etichetta "rossobruna" non va manco più bene: per la stessa dichiarazione di un suo militante, il FSI si può definire rosso-nero-scudocrociato!!!

    Altro punto saliente è la derubricazione di ogni esternazione alternativa alle categorie di invidia, pochezza e frustrazione. E chi le fa è pure un chiacchierone narciso. Ohibò! L'unica umanità valida si raccoglie dunque nel FSI proprio perché valida e l'umanità che non si vuole raccogliere nel FSI, vuol dire che non è valida. E poi i fissini gente non valida non ce la vorrebbero lo stesso, pure se per sbaglio chiedesse di entrare!

    Avevo poi fatto un velato riferimento a un certo Innominato e avevo accennato alle inquietanti similitudini fra le abitudini comunicative di costui e di D'Andrea. Ora rilevo pure che simile è il trattamento che i critici si vedono riservato dagli accoliti tanto dell'uno quanto dell'altro.

    A proposito di stato sociale e considerato quanto è emerso da questa discussione, viene da dire che un buon motivo per battersi contro il suo smantellamento e anzi rinforzarlo, sarebbe quello di avere un numero maggiore di presìdi dedicati alla cura e alla tutela della salute psichiatrica. Sono al 100% a favore di un corposo aumento dei fondi a disposizione di tali comparti sanitari e dunque vadano a farsi fottere Maastricht, Fiscal Compact, pareggio di bilancio costituzionalizzato e pattume vario al più presto.

    Guarda tu! Uno scopre nuovi motivi per proseguire nella lotta quando meno se lo aspetta!

    Cordialmente

    Barbaro D'Urso

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 02:58

    Lasciate perdere D'Andrea.
    E dire che c'è gente qui che si era iscritta al suo movimento.

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 13:10

    @Barbaro D'Urso

    avere tra le nostre fila i migliori , i pazienti , gli umili , e non inconcludenti chiaccheroni narcisi e fini a se stessi , è un metodo che ci siamo dati e una doverosa aspirazione . Cerca sul vocabolario la parola "serietà" .

    Il FSI non è democristiano , non è di Destra , non è di Sinistra , non è di Centro . Il FSI è sovranista e prende il meglio di Destra , di Sinistra e di Centro .

    Militante FSI .

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 14:35

    Lo so che certi omettini strillano dalla paura a leggere il nome Mussolini . Bisogna avere pazienza , prenderli mano , togliergli il paraocchi , accarezzargli la testa , e insegnargli un po' di Storia . Così questi piccini impareranno che , se si esclude le leggi razziali e l’alleanza con Hitler , il Fascismo ha fatto ottime riforme per la Nazione , e che molti istituti fascisti hanno innervato l'Italia post 1945 . Vuol dire che l’FSI è “nero-rosso-scudocrociato” ? Certo che no , solo un piccino impaurito e inconsapevole potrebbe giungere a queste conclusioni . Vuol dire solo che l’FSI è composto da persone adulte che prendono il meglio di qualsiasi partito e scartano il peggio .

    Mil. FSI

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 16:08

    @ Militante Fissino

    Evidentemente il sottoscritto non è fra i migliori, i pazienti (d'ospedale? e meno male! famme grattà!), gli umili.

    Forse il sottoscritto è invece fra gli inconcludenti chiacchieroni narcisi e fini a se stessi.

    La parola "serietà" non la vado a cercare sul dizionario. A questo punto, sarebbe come andare a cercare la parola "verginità" su richiesta di Cicciolina.

    Un piccolo omaggio al tuo Fronte lo voglio fare comunque, citando una massima immortale del tuo Presidente:

    L'azione forma l'uomo nel senso che lo fa.

    Partito d'Azione? O Azione Giovani?

    Cordialmente

    Barbaro D'Urso

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 22:02

    Allearsi o non allearsi é questo il problema? No, il problema ormai é capire cosa si intenda con questa parola. Ai tempi dei partigiani allearsi voleva dire andare a sparare insieme contro i tedeschi, qui invece sembra che ci si voglia sparare tra sovranisti. Ma concretamente pasquinelli cosa intende con la parola alleanza? Qual'é la linea di demarcazione che distingue un alleato da un nemico? E sopratutto se lo consideri un "minchione" perchè ti ci vuoi allerare?

  • Sandro Ceccato scrive:
    17 luglio 2017 22:52

    Lieto di aver ricevuto un'altra conferma relativa al mio intuito; D'andrea è un moralista del cazzo!
    L'ho scritto in tempi non sospetti.

    Quanto ai militanti, spiace dover constatare la stessa cieca convinzione "grillina"; stessa sicumera, stessa arroganza morale.
    Purtroppo per D'andrea quella "fetta di mercato" è già stata occupata dal comico genovese.

    Solo tanta compassione (per loro) e rammarico (per "noi").

  • Sandro Ceccato scrive:
    17 luglio 2017 22:56

    Tra l'altro, dallo "stile" pare che Mil. Fissino sia proprio lo stesso D'andrea che rosica...

  • Anonimo scrive:
    17 luglio 2017 23:31

    Scusate, ma al di là di certe polemiche, mi sembra che oggettivamente il FSI sia una delle realtà sovraniste numericamente più forti e radicate in alcuni, sia pure limitati, ambiti territoriali.
    Mi sembra quindi comprensibile che possa porre alcune condizioni al processo di formazione dell'alleanza sovranista.
    Peraltro, D'Andrea ha sempre detto che il FSI mira soltanto a costituire una frazione di una più ampia alleanza, dunque non sembrerebbe avere mire egemoniche... o no?

    Franco

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2017 00:18

    Quando ho commentato alle 16:08, l'ultimo commento visibile era quello del militante fissino delle 13:10. Solo in seguito, un altro commento dello stesso autore delle 14:35 è divenuto visibile, dunque non avevo avuto l'opportunità di replicarvi alle 16:08. Rimedio subito.

    Squadrismo contro operai e braccianti a partire dal "biennio rosso"; barche di quattrini presi dagli industriali e dagli agrari italiani; barche di quattrini presi dai servizi segreti inglesi (forse, memori di ciò, certi suoi seguaci d'oggi fanno riferimento al pound...); il linciaggio di Gobetti; l'assassinio dei fratelli Rosselli in Francia; l'assassinio di Matteotti; la prigionia di Gramsci, di Pertini e di tanti altri; persino quel pretaccio di Sturzo costretto all'esilio; la censura della stampa, dell'editoria, del cinema, del teatro; il lavaggio del cervello di massa sistematico e incessante; la pretesa di fedeltà da parte di tutti i docenti universitari; l'aver compromesso l'idea di nazione in Italia legandola all'autoritarismo al servizio dei potentati economici e all'aggressione vigliacca e criminale di paesi e popoli che mai c'avevano fatto niente (Libia, Etiopia, Albania, Grecia, Yugoslavia, Unione Sovietica); l'assistenza ai criminali di Franco in Spagna; gli immensi regali al Vaticano, non ultimo la creazione del suo stato-tumore che ci si deve sorbire e pagare ancora oggi; la balla dell'autarchia economica con i poveracci che dovevano sorbire distillato di cicoria al posto del caffè mentre ricchi e ammanicati al regime avevano ampio accesso a beni di pregio di provenienza estera; "Quota 90", cioè un'anticipazione di decenni di SME ed euro ad ovvio detrimento degli strati popolari; infrastrutture da comiche, altro che "treni in orario"; osceni e assurdi sventramenti urbanistici a Roma, Milano e altrove, sempre ovviamente scacciando i pezzenti e deportandoli nelle future periferie-ghetto, con affari d'oro per le solite mafie di speculatori edilizi; soppressione delle minoranze linguistiche; Meridione e isole lasciati a livelli di sottosviluppo allucinanti; retorica della "casa di vetro" mentre si ruba, si malversa e si portano patrimoni all'estero...

    Scarta, scarta, che rimane? Le divise? 'Na brutta copia der costume de Zorro!

    A buon rendere

    Barbaro D'Urso

  • Anonimo scrive:
    18 luglio 2017 12:21

    LA BOCCA DELLA VERITA'

    Scrive il militante del FSI:

    «Il FSI non è democristiano , non è di Destra , non è di Sinistra , non è di Centro . Il FSI è sovranista e prende il meglio di Destra , di Sinistra e di Centro ».

    «Così questi piccini impareranno che , se si esclude le leggi razziali e l’alleanza con Hitler , il Fascismo ha fatto ottime riforme per la Nazione , e che molti istituti fascisti hanno innervato l'Italia post 1945».

    «Tutti i partiti politici seri , pragmatici , con idee da perseguire e da realizzare , idee sociali , che hanno portato lo stato sociale in Italia , avevano un leader : ( in ordine cronologico ) Mussolini era un leader , Togliatti era un leader , Fanfani era un leader .
    Si chiamano leader di partito , non dittatori di partito. ( il 25 luglio ’43 il Gran Consiglio del Fascismo ha destituito Mussolini )».

    Non c'è che dire, un chiarissimo spaccato sulla natura del FSI: un po' fascista, un po' democristiano, un po' stalinista.

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