giovedì 21 settembre 2017

SOVRANISTI E INDIPENDENTISTI (SICILIANI) di Fiorenzo Fraioli

[ 21 settembre 2017]

Sono stato a Chianciano per il forum internazionale della CLN. In questa occasione ho aderito e sono stato accolto nel Coordinamento Nazionale. Questa circostanza avrà qualche conseguenza sul blog, nel senso che non potrò riferire tutto ciò di cui verrò a conoscenza partecipando alle riunioni, in quanto appunto sono adesso un membro del CN della CLN. Questo perché l'accesso a tali notizie mi è concesso proprio perché sono diventato un membro del CN della CLN. Potrà quindi accadere che io venga a conoscenza di qualche ghiotta anteprima, ma non ve la comunicherò. Sapevatelo. A parte questo limite, mi considero sempre e comunque libero di esprimere la mia opinione sull'universo mondo, CLN compresa, sempre che ciò vi interessi. A dimostrazione di ciò, ecco a voi un post sulle elezioni siciliane, senza peli sulla lingua.

La Sicilia colonia d'Italia, l'Italia colonia dell'UE: l'alleanza è necessaria.


Come sapete il prossimo 5 novembre 2017 si terranno le elezioni regionali in Sicilia e, in questa occasione, la CLN ha scelto di sostenere la candidatura di Franco Busalacchi. Negli ambienti sovranisti veri - non quelli farlocchi alla Grillo&Salvini&Meloni&Alemanno&etcetera - questa scelta sta provocando non poche perplessità. Né vi nascondo che, anch'io, ne nutro. Tra le critiche pervenute, la più pesante è quella del FIS che, in questo articolo dal titolo eloquente "La Sollevazione della grande accozzaglia", richiama alcune esternazioni di Busalacchi risalenti al 2015.
«Chi è Franco Busalacchi? E’ colui che 18 mesi fa scriveva queste righe: “Vi rendete conto di quanto sono bestie i leghisti e chi ci va appresso, che attaccano la Germania e l’Europa? Che vogliono tornare alla Lira? Si dimostra che, purtroppo, non è necessario essere intelligenti per essere ricchi. Basta trovarcisi in mezzo e anche l’ultimo dei cretini fa “i sghei”. Quando dicono che vogliono uscire dall’Europa, ah! Dio, come sarebbe bello farglielo provare! Alle prese con dogane e dazi. Bestie!….  La strada maestra per la nostra Sicilia è l’Europa, senza l’Italia. Noi dobbiamo lottare per lasciare l’Italia e per restare in Europa, Stato tra gli Stati, nazione non più periferica di quanto non lo sia l’Irlanda .” (grassetto nel testo originale)».
E' roba pesante, lo so. Peraltro veicolata attraverso un articolo dai toni particolarmente volgari, come è nel costume del Presidente a vita del FIS Stefano D'Andrea; il quale potrà essere perdonato solo se avrà ragione, dilemma di cui si occuperanno i fatti dandogli torto. Nel frattempo, e almeno fino al 2023, il D'Andrea avrà gioco facile nel dire di avere ragione, visto che sbaglia solo chi si mette in gioco, cosa che lui rifiuta di fare, e passa la mano. In ciò essendo in buona compagnia, visto che l'esimio prof. Bagnai proprio oggi ha scritto nel suo blog "Io continuo a pensare che la cosa migliore da fare ora sia stare calmi, e magari anche fermi". Una posizione, quella di Bagnai e SdA che io, nella mia stronzaggine esegetica, traduco così: siccome non so che cazzo fare, non faccio niente, e guai a chi osa fare qualcosa

Invece la CLN ha scelto di agire perché è l'azione che spariglia le carte, e non l'attesa della mano buona, che potrebbe non arrivare mai; oppure, quando mai arrivasse, trovarci tutti morti. Torniamo a noi, cioè alla scelta dei sovranisti della CLN di allearsi in Sicilia con gli indipendentisti di Busalacchi, che si presentano in coalizione con la lista Sicilia Libera e Sovrana e Noi Mediterranei di Beppe De Santis, Noi Siciliani di Erasmo Vecchio, e altre realtà regionali. La domanda è: come è possibile conciliare l'istanza di riconquista della sovranità nazionale, invocando la Costituzione del 1948, e contemporaneamente allearsi con gli indipendentisti?

Sull'argomento sono intervenuto al forum ricordando che la Sicilia è stata la prima provincia romana, cioè il primo territorio che la repubblica di Roma non ritenne di associare come fece con tutti gli altri popoli italici, istituendo invece una nuova entità amministrativa, la provincia per l'appunto, che fu poi replicata in occasione delle successive conquiste. In altre parole, già i romani ritennero che la Sicilia non fosse Italia! Questa circostanza, confermata dalla storia successiva, ci suggerisce che la Sicilia è una realtà storicamente, politicamente, antropologicamente diversa da tutte le altre regioni italiane, ancor più di altre (Trentino, Val d'Aosta...) cui pure la Costituzione riconosce uno statuto speciale. Possono i sovranisti trascurare questa peculiarità? La mia opinione è che ciò non sia possibile. Il punto è che, sebbene la Sicilia sia altro dall'Italia, e l'Italia altro dalla Sicilia, è un dato di fatto che le due storie sono profondamente intrecciate, in modo indissolubile. Ovvero che le istanze indipendentiste siciliane esprimono, prima ancora che una reale volontà di indipendenza, la richiesta passionale di un rapporto rigorosamente alla pari. Alla base c'è una realtà di fatto che proverò a spiegare.

Gli amici siciliani sostengono che la Sicilia sia, potenzialmente, una terra ricchissima, e che solo una condizione di secolare subalternità la rende, oggi, povera e depressa. In ciò credo abbiano ragione, ma chiedo loro: supponiamo che la Sicilia conquisti la sua indipendenza, e in virtù di ciò diventi ricca e prospera; ebbene, non diverrebbe anche una preda ambita? Sarebbero, i siciliani, in grado di difendere la loro ricchezza e prosperità, senza appoggiarsi a uno Stato più forte? La vedo dura.

E qual è lo Stato che, per mille motivi a cominciare da una storia millenaria, è il candidato naturale per svolgere la funzione di associarsi nel compito di difendere la Sicilia, anzi lo Stato siciliano, da mire di conquista esterne? Non è forse lo Stato italiano? Ne sono convinto, così come sono convinto che le dichiarazioni di Busalacchi, riportate da Stefano D'Andrea, siano assolutamente sbagliate e improvvide, dettate da una insufficiente analisi del problema nonché motivate da un sentimento di delusione e abbandono da parte di uno Stato, quello italiano, il quale, a sua volta, è vittima di un'operazione di colonizzazione ad opera delle potenze dominanti del nord Europa. Se la Sicilia lamenta il fatto di essere una colonia d'Italia, è vero tuttavia che l'Italia è oggi una colonia dell'UE: l'alleanza è dunque necessaria!

Qualche tempo fa ho scritto un articolo (La Patria del Popolo è la Repubblica - 13 luglio 2017) nel quale sostengo che la Patria è un concetto politico, nasce cioè da un patto tra pari che, protraendosi nel tempo, costruisce un'identità de facto e, infine, statuale. Sono gli interessi reali e concreti che tengono insieme i popoli, non le astratte idealità, sempre costruite ex-post come giustificazione ideologica. L'Italia e la Sicilia hanno un interesse reciproco, esorbitante rispetto a qualsiasi altra considerazione, nello stare insieme, ma affinché ciò sia possibile occorrono due condizioni. La prima è che l'Italia si liberi del giogo dell'Unione Europea, il secondo è che venga riconosciuto e rispettato il diritto dei siciliani ad essere un popolo che liberamente scelga, facendosi bene i propri conti di convenienza, se essere una regione periferica dell'UE oppure associarsi con un'Italia sovrana. Abbiamo paura di ciò? Pensiamo veramente che i siciliani possano preferire essere assoggettati all'Unione Europea, un non Stato governato da interessi privatistici sovranazionali, piuttosto che essere sé stessi dentro lo Stato italiano governato secondo i principi della Costituzione del 1948?

Poiché sono certo che, a prescindere dalle idee personali di Busalacchi e a dispetto delle recriminazioni dei meridionalisti rispetto alle modalità di conquista con cui i popoli del sud d'Italia si sono ritrovati dentro uno Stato unitario, l'interesse reale e concreto degli italiani e dei siciliani sia quello di stare insieme, non solo non ho paura degli indipendentisti siciliani, ma anzi ritengo che il più grave degli errori che i sovranisti possano fare sia quello di sbattergli la porta in faccia. Guai a lasciare soli gli indipendentisti siciliani, essi sarebbero facile preda degli pseudo-sovranisti della Lega, promotori, lo ricordo en passant, di un referendum che si terrà il prossimo 22 ottobre avente ad oggetto ulteriori richieste di autonomia per la Padania. Un'entità che non esiste di per sé (trovatemi un solo documento più vecchio di vent'anni in cui se ne parli) artificialmente inventata per sbriciolare la nazione italiana, per meglio centrifugarla in questa demenziale Unione Europea.
Beppe De Santis


E' interesse degli ordoliberisti frantumare gli Stati nazionali facendo leva sulle pulsioni indipendentiste, un'operazione cui la Lega si presta fin dalle sue origini. Anzi, consentitemi di dirlo: la Lega esiste solo in funzione di questo obiettivo! I fatti sono evidenti, e si svolgono giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, ma non vengono percepiti perché sono affogati in un flusso caotico di eventi abilmente orchestrati dal sistema dei media.

Una cosa che mi dispiace e affligge è constatare come tanti sovranisti stiano cadendo in questa trappola, riducendosi a discutere di scemenze tecnico-giuridiche come le monete complementari, i certificati di credito fiscali, i mini bot; guarda caso tutte proposte che hanno un denominatore comune: la Lega e quella volpe di Borghi, che si ammanta di competenze macroeconomiche dopo una vita passata a lavorare per Deutsche Bank, avendo cominciato come fattorino. Delle due l'una: o l'uomo è un genio, oppure un paraculo. Facite vuie.

* Fonte: Ego della rete

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mercoledì 20 settembre 2017

LA C.L.N. IN VENEZUELA

[ 20 settembre 2017 ]

Si è concluso nella serata di ieri, a Caracas, l'incontro internazionale "Dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana".

La Confederazione per la Liberazione nazionale (CLN) su invito delle autorità venezuelane ha inviato come portavoce Fabio Frati [a destra nella foto in una pausa dei lavori della plenaria], che ha anche portato i nostri saluti e la nostra solidarietà.

L'incontro ha approvato all'unanimità il seguente Manifesto.



Los y las representantes de las organizaciones políticas, sociales, religiosas y
sindicales; y las personalidades e intelectuales de 60 países del mundo que
nos hemos reunido en Caracas, del 16 al 19 de septiembre de 2017, en el
marco de la Jornada Mundial “Todos Somos Venezuela: Diálogo por la Paz, la
Soberanía y la Democracia Bolivariana”; respaldamos firmemente al pueblo y
al gobierno de Venezuela ante los ataques del imperialismo norteamericano,
que día a día arrecia sus acciones de desestabilización contra la Patria
Bolivariana; acciones que tienen su expresión más dramática en la violencia
fascista desatada entre los meses de abril a julio del presente año, que dejó
el lamentable saldo de 115 ciudadanos fallecidos, miles de heridos,
destrozos generalizados y la agresión psicológica de la que fue objeto todo el

pueblo venezolano.

Hoy, el imperialismo norteamericano asume la agresión política de manera
directa en la persona del presidente de Estados Unidos, Donald Trump, quien
además de amenazar con emplear sus fuerzas militares contra Venezuela,
encabeza una acción de cerco diplomático pocas veces vista, desde la
Organización de Estados Americanos (OEA), con la participación de algunos
gobiernos del área, a objeto de socavar la fortaleza de la democracia
bolivariana; al tiempo que, mediante una Orden Ejecutiva, oficializa la
práctica del bloqueo financiero que ya venía aplicando “para asfixiar a la
economía venezolana”.

La agresión imperialista contra la Revolución Bolivariana constituye una
flagrante violación de la Proclama de América Latina y el Caribe como Zona de
Paz, refrendada por los presidentes de todos los países de la región durante
la II Cumbre de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños
(CELAC), efectuada en La Habana en enero de 2014, en la que se defiende el
derecho soberano de cada país a definir su propio destino sin injerencia
extranjera.

El gobierno del presidente Donald Trump, junto a destacados voceros de la
oposición antinacionalista venezolana, despliega un plan dirigido a
desestabilizar a las instituciones del Estado, mediante un conjunto de
maniobras que fueron develadas y derrotadas gracias a una decisión política
de alto calibre, que se fundamenta en el pensamiento filosófico del
Comandante Hugo Chávez, líder histórico de la Revolución Bolivariana, como
fue la elección, instalación y puesta en marcha de la Asamblea Nacional
Constituyente.
Con la Constituyente, el pueblo venezolano inaugura un nuevo momento
histórico, que ratifica y profundiza las bases del Estado social, democrático,
de derecho y de justicia consagrado en la Constitución Bolivariana del año
1999; al tiempo que, alcanzó la paz, en una clarísima demostración del
fracaso de las fuerzas de la extrema derecha que protagonizaron el horror de
la violencia generalizada.

Los y las representantes de las organizaciones políticas, sociales, religiosas y
sindicales; y las personalidades e intelectuales que asistimos a esta Jornada
Mundial “Todos Somos Venezuela: Diálogo por la Paz, la Soberanía y la
Democracia Bolivariana”, tenemos la firme convicción de la importancia del
diálogo político promovido por el presidente Nicolás Maduro, que tuvo su
expresión más reciente en la reunión que sostuvieran en República
Dominicana los representantes del Gobierno Bolivariano con los de la
denominada Mesa de la Unidad Democrática, alianza que reúne a todos los
factores de la oposición venezolana. De allí que, respaldamos firmemente la
propuesta de diálogo impulsada por el Gobierno Bolivariano.

Destacamos que, muy por el contrario de lo que afirman los factores de la
extrema derecha en distintas partes del mundo, con apoyo de las grandes
transnacionales de la desinformación; la agenda electoral y democrática
sigue su curso. En Venezuela, en unas semanas habrá comicios regionales, y
los municipales y presidenciales serán en 2018; así como el referendo que
confirmará o no el nuevo texto constitucional que elabora la Asamblea
Nacional Constituyente. ¿Qué país del mundo puede exponer una práctica
democrática de tal dimensión?

De allí que, condenamos la canallesca mentira, las falsas noticias y las
tergiversaciones sobre la realidad venezolana, como principal estrategia
sobre la cual se pretende desacreditar a la Revolución Bolivariana y al
legítimo gobierno del Presidente Nicolás Maduro.

Asimismo, apoyamos el esfuerzo que el gobierno y el pueblo de Venezuela
hacen para superar los serios problemas derivados de la guerra económica,
conducida desde las más altas esferas del gobierno estadounidense.
Nuestro compromiso con la paz, la soberanía y la democracia bolivariana está
íntimamente vinculado al desarrollo de una amplia y permanente jornada de
solidaridad en cada país, impulsada por cada organización política, social,
religiosa y sindical de carácter democrático participante de esta Jornada.
La defensa de la Revolución Bolivariana es un deber ineludible de los pueblos
de América Latina, el Caribe y el mundo; en el entendido de que en Venezuela
se defiende el derecho a la soberanía, la independencia, la
autodeterminación y la integración de nuestros pueblos.

A decir de José Martí, con la defensa de la independencia de Venezuela
evitaremos que Estados Unidos caiga con esa fuerza más sobre nuestras
tierras de América.

Caracas, 19 de septiembre de 2017

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DI MALE (M5s) IN PEGGIO (i sinistrati) di Leonardo Mazzei

[ 20 settembre 2017 ]


Se M5S ha deciso di trasfigurare la sua originaria carica anti-sistemica nel volto senza idee di Di Maio l'insipido, qual è la proposta della sinistra sinistrata?
Piemme si è occupato ieri l'altro della farsa pentastellata, quella che ci ha portato dalla "democrazia della rete" alle primarie senza avversari. Quelle fatte solo per incoronare Di Maio l'insipido. Non solo una scelta neo-democristiana, ma pure una scelta perdente. Ieri sera, un ex M5S - una categoria in costante aumento - mi ha detto: «secondo me i vertici del movimento hanno deciso di perdere». Non sono sicuro che questa sia la diagnosi corretta, ma la prognosi mi pare certa. 



Aggettivare come "bulgara" la farsesca votazione dei Cinque Stelle è ormai un luogo comune di cui abusano tutti, i piddini in primo luogo. E, tuttavia, come dargli torto in questo caso, vista la figuraccia che i pentastellati si sono confezionati da soli? E poi, come non vedere che è tutto il loro sistema di selezione dei candidati che fa acqua da tutte le parti? Ieri è arrivata la notiziadella "sospensione" delle primarie siciliane di M5S da parte del tribunale di Palermo. Sia chiaro, chi scrive detesta e condanna questa continua intromissione della magistratura in vicende interne di partiti e movimenti, ma non è forse sempre stato M5S a benedire e santificare ogni rutto tribunalizio? Bene, chi è causa del suo mal pianga se stesso. 

Astrattamente parlando, l'incipiente crisi pentastellata dovrebbe aprire grandi praterie a sinistra. Ma così non è e così non sarà. Ce lo dicono con chiarezza - ma sinceramente non avevamo dubbi - le ultime news provenienti dalla sinistra sinistrata.

Ma che cos'è esattamente la sinistra sinistrata? Non è semplicemente la sinistra che perde, che questo di per sé non è una colpa. E' invece la sinistra che non può vincere, visto che ha scelto di separarsi deliberatamente dal popolo, dal comune sentire degli strati più profondi della società, quelli più colpiti dalla crisi e dalla globalizzazione. E' una sinistra che ha molti slogan ma nessuna idea; tanti "valori" ma nessun programma.

Naturalmente in questa sinistra sinistrata c'è un po' di tutto: persone oneste quanto confusionarie, come maneggioni e saltimbanchi sempre pronti all'ennesima giravolta. Politicamente, essa si può suddividere all'ingrosso in due categorie: gli ultrasinistri e gli ultraopportunisti. I primi sono ormai al livello della setta, dei secondi ci occuperemo nelle prossime righe. 

Dice una diffusa narrativa, ma ancor più ce lo dicono i fatti, che esista una sorta di catena che tiene in qualche modo legati fra loro il Pd e le sinistre che si vorrebbero "alternative" e/o "radicali". Almeno un tempo le cose erano chiare. Esisteva un cosiddetto centrosinistra che inglobava anche due liste falcemartellate (il Prc ed Il Pdci). Ma adesso? Adesso di acqua ne è passata sotto i ponti, e solo a dire "Pd" si prova una certa vergogna. Dunque la catena è più nascosta, ma pur sempre esistente.

Ma quanti e quali sono gli anelli di questa catena? Ce lo dicono assai chiaramente le cronache degli ultimi giorni. 

Intanto elenchiamo gli anelli. Andando dal Pd verso sinistra, essi sono: Campo Progressista, Mdp, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista.

La vocazione di Campo Progressista, a partire dal suo leader Pisapia, è fin troppo chiara. Costui, messo in pista dai soliti poteri forti (sfacciata la sponsorizzazione de la Repubblica), ha sempre detto di voler fare da spalla a Renzi. Del resto nelle urne del 4 dicembre egli depose un gigantesco Sì, e tanto poteva bastare. In ogni caso, non più tardi di lunedì, per l'ex primo cittadino di Milano ha parlato l'attuale sindaco di Cagliari Zedda, il quale ha sentenziato che «Non può esistere il centrosinistra senza Pd». E come dargli torto, se l'obiettivo è quello di rifare il centrosinistra?

Quale sia l'offerta politica di Campo Progressista ce lo dice del resto il suo stesso sito, che è utile vistare per rendersi conto - oltre che dell'inesistente "aggiornamento" delle informazioni - dell'assoluta mancanza di contenuti. Ad ogni modo due sono le notizie che campeggiano nella home. La prima (8 settembre), che vorrebbe essere una minaccia: «Pisapia: "Basta con il fuoco amico o farò un passo indietro"». La seconda, che rimane pur sempre una simpatica confessione, è la seguente: «Pisapia: "Il Pd non è il mio nemico. L'abbraccio a Boschi polemica inutile». Questa frase epocale è del 24 luglio, ma il suo evidente valore storico ha consigliato di lasciarla ben in vista per due mesi...

Che il piccolo anello di Campo Progressista sia ben avvinghiato all'anellone chiamato Pd è cosa talmente ovvia da non dover sprecare altre parole. Se lo facciamo è solo perché Pisapia-il-nulla è stato recentemente riconosciuto come leader dalla stessa congrega dei fuoriusciti dal Pd, denominatasi per ora Mdp. Tra costoro non mancano i mal di pancia, ma visti i magri sondaggi, e considerato che la loro storia politica non ha prodotto leaders ma al massimo solo qualche peones, sembrano non poter fare a meno del volto pacioso quanto nulladicente del Pisapia. Il che spiega già tutto.

Ad ogni modo ci ha pensato il senatore Manconi a precisare che nell'incontro tra Mdp e Campo Progressista, Pisapia ha posto delle condizioni. Tra queste quella decisiva sancisce che: «Il rapporto con il Pd è ineludibile». E qui - non che ci fossero dubbi - anche il secondo anello, rappresentato da Mdp, viene ben fissato alla catena.

E Sinistra Italiana? In realtà costoro sono una certezza. Ha voglia il Fratoianni di sbracciarsi a proclamare l'alternatività al Pd: e chi gli crede? Il suo partitello altro non è che una piccola Sel, altro mostriciattolo che nacque giusto per non uscire da quella strutturale subalternità. Ora, è vero che gli organismi viventi si evolvono, ma il Dna una sua importanza ce l'ha sempre.

A scanso di equivoci c'è comunque la Sicilia. Lì Sinistra Italiana (SI) ha scelto senza se e senza ma l'alleanza con Mdp, operazione che fa da apripista all'inciucio per le elezioni politiche. Chiudiamo con costoro con una piccola nota di colore sempre sulla Sicilia. Siccome unire tante forze solo per provare a raggiungere lo sbarramento del 5% è cosa un po' disdicevole, ecco che la sparano grossa: secondo il sito di SI, il candidato del listone sinistrato Claudio Fava sarebbe al 25%. Boom, boom, diciamo (come si esprimerebbe il correligionario D'Alema) quadruplice boom, visto che per ottenere il loro risultato quel venticinque andrà diviso grosso modo proprio per quattro. 

Bene, dopo aver sistemato anche il docile anello di SI, rimane quello di Rifondazione Comunista. I rifondaroli si agitano, ma come al solito non hanno una linea politica degna di questo nome. "Mai più con il Pd", dicono da tempo. Ma questo significa che abbiano una strategia alternativa? Neanche per sogno. Anche in questo caso la Sicilia insegna. Contro certe dichiarazioni di Fava strilla il segretario nazionale Acerbo e strillicchia quello siciliano Cosentino, ma ad oggi non risulta alcun ripensamento sulla scelta di stare tutti uniti, più o meno appassionatamente, nel listone sinistrato.

Certo, alle elezioni del 2018, per il Prc sarà un po' più dura fare da quarto anello di una catena tenuta in mano dal Pd e dai poteri forti, ma ancor più difficile sarà una scelta di rottura e di autonomia politica. Questo per due motivi: primo, perché manca appunto un'autonomia strategica; secondo, perché tale assenza va di pari passo con l'ossessione del rientro in parlamento. Sarà dunque quest'ultimo aspetto a rivelarsi decisivo. Vorrà il listone dei sinistrati uniti accogliere nelle proprie fila, assicurandogli almeno due/tre seggi, anche Rifondazione Comunista? Al momento non lo sappiamo, ma visto che i sondaggi sono alquanto magri per tutti, è probabile che qualche strapuntino venga infine trovato anche per i rifondaroli. E siccome il regista di tutto ciò sarà verosimilmente Massimo D'Alema, che almeno certi conti li sa fare, è probabile che Acerbo e Ferrero saldino il loro quarto anellino della catena.

Dice: e il Brancaccio? E i "mitici", si fa per dire, Falcone e Montanari? Al momento usciti dai radar, e chissà mai se vi rientreranno. Ma se lo faranno sarà solo per controbilanciare, non certo per contrastare, il progetto Pisapia-Mdp.
Ecco qui l'altro chiodo che crocefigge definitivamente le speranze alternativiste del Prc. Essersi messi alla coda del duo di cui sopra è stato il solito errore marchiano di un gruppo dirigente ormai allo sbando.

In conclusione, se di M5S possiamo oggi dire tutto il peggio possibile - e per il sottoscritto la cosa peggiore non è neppure l'incoronazione di Di Maio l'insipido (tanto a Palazzo Chigi non ci andrà di certo), quanto la rinuncia al combattimento a viso aperto di chi pure non è d'accordo con lui - sui sinistrati dobbiamo dire anche qualcosa di più. La loro inutilità politica dal punto di vista del popolo lavoratore è manifesta da tempo, ma costoro non si risparmiano davvero per ricordarcela ad ogni mossa.

Cosa resta da fare allora in vista delle prossime elezioni politiche? Pur con tutte le difficoltà dell'impresa, l'unica proposta seria è quella della Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN). Una proposta che potrà materializzarsi solo se scenderanno in campo migliaia di attivisti. Tutto da verificare, è ovvio. Ma almeno in questo caso una proposta chiara c'è, è quella di un'Italia Ribelle e Sovrana. Un'alternativa non solo elettorale, ma politica. Che guarda all'oggi ed ai passaggi decisivi di un domani assai vicino. 

Chi non si arrende, chi vuol iniziare a ribellarsi, batta subito un colpo. 

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martedì 19 settembre 2017

ALFREDO, MA CHE CAZZO DICI?

[ 19 settembre 2017 ]

Abbiamo sempre espresso pubblica stima per Alfredo D'Attorre ogni volta che con coraggio ha spiegato che l'€uro è per l'Italia come la corda che sostiene l'impiccato.

Ahinoi anche D'Attorre è una conferma che si può capire un particolare senza comprendere un'acca del tutto. Né, tantomeno, aver capito una cosa, è indice di coerenza politica.

Uscito dal PD per fondare Sinistra Italiana, l'ha lasciata ancor prima che finisse il congresso fondativo per raggiungere MDP di D'Alema e Bersani, ovvero, un movimento di ceto politico più eurista di Renzi ed anzi, come pensiamo noi, l'ala sinistra del "partito tedesco". La qual cosa mise in imbarazzo prima di tutti Stefano Fassina, che invece restò a fare la mosca bianca dentro Sinistra Italiana (alias SEL).

E' triste alquanto dover rubricare l'ultima bestialità di D'Attorre (cognome che comincia don una D maiuscola apostrafata, e ogni riferimento a D'Alema non è casuale). Si tratta di quanto riporta il Corriere della Sera di oggi, 19 settembre e riguarda il sistema elettorale:
«D'Attorre spiega che MDP è contrario al Rosatellum perché "non garantisce né la rappresentanza né la governabilità. Siamo d'accordo con Pisapia nel dire sì ad un vero Mattarellum o, in alternativa, al sistema tedesco"».
Alfrè, ci vuole una bella faccia tosta a sostenere che il Mattarellum 75% dei seggi con sistema maggioritario e sbarramento al 4%!— "garantisce la rappresentanza! 

Basti pensare che  questo diabolico sistema entrò in vigore nel 1993 dopo il famigerato referendum Segni e che dunque segna la morte della compianta prima repubblica e grazie al quale entrammo in questa putrida seconda. 

Aveva proprio ragione Leonardo Mazzei!































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SICILIA: NOMI E COGNOMI DEI NOSTRI NEMICI di Beppe De Santis

[ 19 settembre 2017 ]

Ma, quale centrosinistra! Ma, quale centrodestra! La feccia politica siciliana è tutta neoliberista. 

Tutta serva, vorace, succube, sodomizzata e sodomizzatrice, delle banche speculative.

Del finanzcapitalismo globalista —Cfr. Luciano Gallino, “ Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi”. Dell’uno per cento dell’umanità che si appropria di quasi tutta la ricchezza prodotta dalla restante umanità (Thoma Piketty, “Il Capitale nel XXI secolo”).
Delle multinazionali globali, che comandano il mondo al posto degli Stati de-sovranizzati (Ernesto Screpanti,”L’imperialismo globale e la grande crisi”).

Le multinazionali che hanno distrutto la nostra agricoltura e la nostra agro-industria.  Sostituendo al nostro cibo buono, pulito e giusto, cibo cangerogeno.
In Sicilia soltanto l’8% di quanto consumiamo deriva dai nostri prodotti siciliani. Uno scandalo, un obbrobrio.
Tant’è che, nell’ultimo decennio, hanno chiuso i battenti il 50% delle fattorie siciliane.

Altro che “forconi”. Ci vorrebbe una rivoluzione armata, ve ne fossero le condizioni.

GLI EUROPARLAMENTARI TUTTI PARASSITI E SERVI DEL NEOLIBERISMO EURISTA 

La feccia politica siciliana. Tutta serva dell’oligarchia neoliberista europea.

Tutti i “nostri” europarlamentari —di destra, di centro e di sinistra, si fa per dire— hanno votato i TRATTATI EUROPEI.

Che introducono, nei nostri mercati e nelle nostre tavole-prodotti di minore qualità, prodotti in forme ultra-schiavistiche. Che distruggono definitivamente la nostra agricoltura. Il fondamento della nostra civiltà. L’olio tunisino, le arance marocchine, il grano canadese.

Maledetti criminali, manipolatori, impostori. Traditori della Patria e della nostra Terra. Che Dio vi maledica.

La feccia politica siciliana. Tutta serva del SISTEMA EURO. 

Che, prima di essere un sistema monetario errato, devastante e antipopolare, è UN SISTEMA DI POTERE, strumento eccellente dell’oligarchia finanz-capitalistica speculativa. Un sistema in crisi, da anni, almeno dal 2011 (Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’euro”).

Sono stati —o lo sono ancora— europarlamentari siciliani: Nello Musumeci (“L’Onesto"), Saro Crocetta ( “Il Rivoluzionario”), Raffaele Lombardo (“L’Autonomista”), Giovanni La Via (“Il Tecnico Neutrale”), Leoluca Orlando (“L’Antimafioso professionale”) e altri pericolosissimi parassiti di tal genia. Salvo Pogliese (Forza Italia), Salvatore Cicu (Forza Italia), Caterina Chinnici (PD), Michela Giuffrida (PD). E prima ancora altri: Rita Borsellino, Claudio Fava, Saverio Romano, Sonia Alfano, Giuseppe Castiglione, Francesco Musotto, Luigi Cocilovo, Giusto Catania. 
Beppe De Santis, II Assemblea della CLN


SI TRATTASSE SOLTANTO DI TRASFORMISMO...

Si mena scandalo sulle fesserie. Sui dettagli. Non sulle cose serie. E tragiche.
Si mena scandalo sul TRASFORMISMO. Che c’è, mirabolante, acrobatico, effervescente, spumeggiante, sistemico, pervasivo, disgustoso.

Quest’estate, sapete, il mitico Angelino Alfano si è laureato come campione mondiale dei saltafossi.
Ma, non è solo, e tanto, questione di trasformismo.

La questione centrale è che tutta la feccia politica siciliana è sostenitrice di UNA MEDESIMA STRATEGIA POLITICA, di una medesima strategia economica: la politica, e la politica economica neoliberista.

TAGLIATORI VITA, TAGLIATORI DI DEMOCRAZIA !

Ecco, il punto. La politica di austerità (austerità per il Popolo e prebende per se stessi), la politica dei tagli dei posti di lavoro e dei salari, la politica di taglio delle pensioni, la politica di tagli della spesa pubblica in generale, la politica dei tagli alla scuola e all’università, la politica di tagli alla sanità, la politica di tagli ai servizi sociali, la politica di tagli, la politica dei tagli ai Comuni, la politica di tagli alle infrastrutture viarie e logistiche.

Sono tagliatori di vita, tagliatori di speranza, tagliatori di futuro, tagliatori di teste.

Tagliatori di democrazia, tagliatori di sovranità (sovranità statale, sovranità popolare democratica, sovranità monetaria, sovranità alimentare), tagliatori di Costituzione, tagliatori di Statuto autonomistico.
TAGLIATORI DEI FIGLI.

GENOCIDIO...


Ogni anno vanno via dalla Sicilia circa 25.000 (venticinquemila!) siciliani, soprattutto giovani, in significativa parte altamente scolarizzati e laureati. 25.000 per 10 anni dà la cifra, da genocidio, di 250.000.

Ecco, il segreto del POTERE SICILIANO neoliberista. Della resilienza dell’osceno potere siciliano. Si mandano via diecine di migliaia di giovani siciliani all’anno. La potenziale forza biologica, sociale, culturale e civica, che potrebbe mettere in minoranza, e battere questi delinquenti.

Come fu alla fine dell’Ottocento, dopo l’esplosione dei “Fasci siciliani”: milioni di siciliani scacciati nel mondo. Un esodo biblico. Come fu a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, dopo la sconfitta del glorioso movimento contadino siciliano: milioni di siciliani scacciati nel mondo. Un secondo esodo biblico. Così in questi orribili primi decenni del XXI secolo.

COMANDANO, CONTINUANO A COMANDARE, CACCIANDO I NOSTRI FIGLI DALLA NOSTRA TERRA 

Così lorsignori continuano a comandare. Mentre, tramandano il loro lurido potere politico-elettorale ai loro diretti pargoli. Senatore per senatore, deputato per deputato, scranno per scranno.

Il miserabile —e avido— Cardinale piazza come deputata al Parlamento nazionale la sua figliola.
Il miserabile —e ingordo— Lombardo piazza il suo pargolo come deputato all’Assemblea Regionale Siciliana.
Il miserabile —e ladrone— “Fregantonio” Genovese si appresta a piazzare la sua schiatta.

TUTTI GAGLIARDAMENTE SERVI NEOLIBERISTI 


Nello Musumeci, Gaetano Armao, Gianfranco Miccichè, Giovanni Lagalla, Raffaele Lombardo, Saverio Romano, Totò Cuffaro, e i loro mediocrissimi affiliati, sono tutti servi del neoliberismo, portatori della medesima politica economica neoliberista. Possono solo continuare a tagliare, tagliare, tagliare. E, per loro, arraffare, arraffare, arraffare.

Leoluca Orlando, compreso il suo nuovo famiglio, il Magnifico Micari, fantasmatico e mediocre candidato (per procura) a Governatore di Sicilia), Giovanni La Via, Firrariello e Castiglione, Schifani e Vicari, Crocetta, Cardinale, D’Alia, e, i deboli e grotteschi figuranti del PD siciliano a trazione renziana (che non cito per decenza) e i loro mediocrissimi affiliati, tutti servi del neoliberismo. 
Franco Busalacchi


Così, la trasformistica e velleitaria armata Brancaleone, in via di accozzagliamento attorno all’improbabile candidato governatore Claudio Fava. Ultimi rimasugli della “Sinistra Sinistrata”. Picciotti di carriera , da trenta-quarat’anni al potere, in nome del Popolo lavoratore e antimafioso.

Perciò non c’è solo il TRASFORMISMO, sistemico. 
C’è il NEOLIBERSMO, sistemico.

Ecco, cosa unisce e amalgama la feccia politica siciliana.

Che va conosciuta, contenuta, combattuta e distrutta.

Al più presto, in onore dei nostri padri, per la salvezza dei nostri figli.

Nelle prossime puntate, smonteremo uno per uno i loro programmi elettorali, tutti egualmente neoliberisti, antipopolari. 

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lunedì 18 settembre 2017

DALLE STELLE ALLE STALLE di Piemme

[ 18 settembre 2017 ]

A Pontida, ieri, Matteo Salvini ha finalmente confermato quel che noi, di contro a chi si era fatto ingenue illusioni sul "sovranismo" della nuova Lega Nord, davamo per certo. Salvini si sbarazza sì delle sue radici "padaniste", ma per rientrare nell'ovile del centro-destra.
«Celebreremo la prossima Pontida con una Lega e un centrodestra al governo (...) lavoriamo ad una "alleanza seria e compatta" come quella che ha vinto alle ultime Comunali».
Del "Basta €uro" non resta che una pallida richiesta di "cambiamento dei trattati europei". Il potere può dormire sonni tranquilli, anche a destra lo Tsipras è stato trovato.

Nella compagine Cinque Stelle, del resto lo Tsipras tricolore era già stato individuato: Luigi Di Maio. Il doroteo pentastellato sarà senza dubbio incoronato non solo come candidato Primo ministro ma come "capo" del movimento —sottolineiamo "capo". Per la precisione "capo" senza contrappesi, nel più classico stile dei "partiti azienda". 

Dalle stelle alle stalle: con Di Maio intronizzato, assieme alla "democrazia diretta", M5S si spurga definitivamente, ufficialmente, dal suo antagonismo primigenio. 

Dal momento che i due NO, all'euro e all'Unione europea —non le chiacchiere sulla casta ed i vitalizi, gli strilli sull'immigrazione, o le elucubrazioni sul reddito di cittadinanza—tracciano oggi il confine tra chi sta di qua e chi sta di là, il limes tra forze politiche sistemiche e anti-sistemiche, abbiamo che sulla carta il sistema è ancora forte, che per ora non ha avversari davvero temibili. Su questo versante, quello della tenuta del sistema e della sua capacità di includere e inquadrare nel proprio recinto —negli anni '90 era già capitato con Rifondazione comunista— forze come i Cinque Stelle sorte fuori dal suo perimetro, avremo modo di tornarci su. 

La domanda che dobbiamo porci è questa: che farà l'anima radicale del M5S, quella che i media chiamano "ortodossa" o "movimentista" scontenta per l'incoronazione di Di Maio? Risposta: niente. Dati i meccanismi che regolano il regime interno del M5S, gli "ortodossi" non verranno allo scoperto, non proporranno un candidato alternativo a Di Maio. Essi tremano di paura all'idea di essere purgati e di non essere rieletti in Parlamento. Faranno dunque buon viso a cattivo gioco sperando di dare battaglia dopo le prossime elezioni di primavera, quando lo scontro sarà inevitabile, sia nel caso di una vittoria elettorale più ancora in caso di flessione.

Una tattica vincente? No, una tattica perdente. Gli "ortodossi", dopo le elezioni, si ritroveranno non solo più deboli (anzitutto nel futuro gruppo parlamentare) ma a dover chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Già oggi M5S conosce una silenziosa ma ampia diaspora dei suoi attivisti migliori, con la conseguenza che il movimento nella stragrande maggioranza dei territori è un fantasma politico, con tanti meet-up scomparsi e molti paralizzati da pietosi scazzi. 

Che avremo dunque? Non una frattura politica, non una separazione, non uno smembramento politicamente ordinato; avremo invece l'implosione del Movimento 5 Stelle, un veloce disfacimento. La dissoluzione.

Il solo modo per gli "ortodossi" per evitare di essere risucchiati nello sfacelo imminente sarebbe proprio quello di puntare i piedi adesso, di costruire un'opposizione organizzata che funga da faro e catalizzatore per i tanti attivisti dell'ala radicale del movimento. Non lo faranno.

C'è sul campo una forza politica esterna che possa raccogliere questa diaspora? No, non c'è ancora. Va messa in piedi. Se guardo al desolante panorama esistente, tra sette a vario titolo sovraniste, intellettuali imbelli e pasticcioni politici in cerca d'autore, la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN), per visione strategica e qualità del suo gruppo dirigente, è il solo polo politico che abbia qualche chance di successo.

In questo senso è giusta la proposta della CLN di costruire una lista elettorale sovranista, democratica e popolare — Italia Ribelle e Sovrana questo il nome della proposta della CLN — per le prossime elezioni politiche. Una mission, viste le forze, apparentemente impossible. Giusta tuttavia, poiché punta a costruire una casa a centinaia di migliaia di cittadini che altrimenti non avrebbero un punto di riferimento; giusta perché porrebbe un primo argine contro la dispersione e il disincanto. Giusta perché punta ad utilizzare, in assenza di mobilitazione diretta del popolo, la sola occasione che l'indignazione dal basso dispone per manifestarsi; le urne appunto.

Un' àncora, o meglio una casamatta, in vista di un quadro post-elettorale che sarà necessariamente segnato dall'instabilità politica e istituzionale, da governi comunque deboli, con la possibilità di un incombente ritorno alle urne.

Mi convinco che solo chi riuscirà a giocare il primo tempo potrà sperare di esserci al secondo con qualche chance di successo.







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DOVE VA LA CATALOGNA di Diosdado Toledano

[ 18 settembre 2017 ]

La II. Assemblea della Confederazione per la Liberazione Nazionale (C.L.N.) è stata preceduta, il 1 settembre, da un forum internazionale. Qui sotto la registrazione video dell'intervento del catalano Diosdado Toledano, portavoce di Socialismo XXI e membro del Coordinamento generale di Cataluña En Comu
Tutti gli altri interventi (France Insoumise, Invoke Democracy Now dal Regno Unito, Unità Popolare dalla Grecia, Die Linke) sono nel canale You Tube della C.L.N.
Presto, a cura della C.L.N., saranno pubblicati gli atti, sia del Forum internazionale che della II. Assemblea.


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sabato 16 settembre 2017

LE SINISTRA E L'EMIGRAZIONE (hops... l'immigrazione)

[ 16 settembre 2017 ]

«La più gravosa è quella della bassa occupazione giovanile, un «vero tallone d’Achille del sistema economico e sociale italiano». Le cifre sono spietate: i giovani occupati in rapporto alla popolazione di riferimento risultano essere, secondo l’età, tra il 10 e il 17% in meno rispetto alle media dell’area euro. Tradotto significa assistere a tassi di emigrazione crescenti, che generano ormai «un’emorragia» di capitale umano calcolata in 14 miliardi di euro, ossia quasi un punto di Pil all’anno. Sono 51mila gli under 40 emigrati all’estero nel 2015, in continua crescita dai 21mila del 2008». [Corriere della Sera del 15 settembre]

Questa parole chi l'ha pronunciate? La Camusso? Vendola? Cremaschi? 
Macché, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. La Fondazione Di Vittorio aveva già fornito l'anno scorso dati allarmanti. 
Quindi: 
«La nuova emigrazione italiana ha raggiunto, negli ultimi anni, livelli paragonabili a quelli della seconda parte degli anni ’60» [Fonte]
Si parla che nell'ultimo periodo sono emigrati all'estero ben 800mila residenti, non solo giovani. 

Davanti a questa diaspora che colpisce anzitutto le classi subalterne e impoverisce il Paese le sinistre che fanno? Che dicono? Niente! Organizzano forse i giovani a protestare contro l'emigrazione e per il diritto al lavoro?
Al contrario, si occupano anzitutto degli immigrati che vengono in Italia e in Europa. Un terzomondismo antimperialista? No, un umanitarismo apolitico che fa il verso a quello
della Chiesa cattolica. E quel che è peggio le sinistre (dai piddini ai centri sociali) fanno della "accoglienza" un icona identitaria, e anzi spalleggiano la narrazione ideologica cosmopolitica ed europeista della "Erasmus generation".

Pensate che in questa trappola suicida c'è cascata purtroppo anche EUROSTOP, che mentre il paese va a picco e il popolo lavoratore fa la fame, considera una priorità aprire l'anno politico con un convegno proprio sull'immigrazione —sotto le mentite spoglie di un convegno contro la repressione (vedi grafica). La distanza con la realtà è oramai siderale.

Sono finiti i tempi in cui le sinistre e i sindacati erano strumenti di emancipazione e di lotta dei proletari. Al posto di una politica di classe hanno messo il pietismo umanitario, nella forma di venerazione del sottoproletariato. 

Altri tempi quelli in cui c'era la sinistra....

Ps
Dovremmo quindi accettare lo slogan di Casa Pound e Lega "Prima gli italiani"? Certo che no. E' uno slogan ingannevole. I figli di papà, i pupilli delle élite dominanti non emigrano, se lo fanno vanno a fare i dirigenti di qualche multinazionale, o per master nelle università più prestigiose. Ci sono italiani e italiani, quelli che stanno sopra e quelli che stanno sotto. Il nazionalismo era e resta una trappola per fessi.

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venerdì 15 settembre 2017

DIE LINKE È UN'ALTERNATIVA ALLA SPD? di Inge Höger

Wilhelm Langthaler e Inge Höger
[ 16 settembre 2017 ]


Ist DIE LINKE eine Alternative zur Sozialdemokratie?

La II. Assemblea della Confederazione per la Liberazione Nazionale (C.L.N.) è stata preceduta, il 1 settembre, da un forum internazionale. Qui sotto la registrazione video dell'intervento di Inge Höger, esponente dell'ala no-euro della Linke e deputata al Bundestag. Tutti gli altri interventi (France Insoumise, Invoke Democracy Now dal Regno Unito, Unità Popolare dalla Grecia, Socialismo XXI dalla Catalogna) sono nel canale You Tube della C.L.N
Presto, a cura della C.L.N., saranno pubblicati gli atti, sia del Forum internazionale che della II. Assemblea.


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SICILIA: ECCO COSA BOLLE IN PENTOLA di Beppe De Santis

[ 15 settembre 2017]

INTERVISTA A BEPPE DE SANTIS

Il prossimo 5 novembre i siciliani voteranno per eleggere il nuovo presidente della Regione e il nuovo Parlamento dell’Isola. Dopo numerosi colpi di scena gli schieramenti sembrano definiti. Il centro-destra dietro a Musumeci, il centro-sinistra dietro a Fabrizio Micari,  la coalizione tra MDP e Sinistra Italiana dietro a Fava (col Prc in stato confusionale che non sa che pesci pigliare). Ci sono poi i 5 Stelle con Cancelleri (vittime di una minacciosa inchiesta giudiziaria in stile Genova). Quindi la coalizione tra sovranisti e autonomisti "Noi siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana", di cui Beppe De Santis è considerato lo stratega.

D. Puoi dirci come stanno le cose ora che la campagna elettorale entra nel vivo?

R. Partiamo dal quadro generale e dal suo principale tratto: in Italia e in Sicilia, è in corso uno scontro frontale tra gli oligarchi neoliberisti-euristi e il Popolo, il Sopra contro il Sotto.
Al servizio, permanente effettivo della trama oligarchica neoliberista mondiale, europea e italiana, militano tutte le forze politiche tradizionali (dette di centrodestra, di centro e di centrosinistra e cespugli ruota di scorta), con gli aedi del canagliume prevalente nei media di regime e nell’intellighenzia di regime.
Fintamente, contro il regime oligarchico si muovono, con osceni ondeggiamenti, la Lega Nord di Salvini e i Fratelli d’Italia della Meloni, i quali dopo la scoppola della Le Pen in Francia, stanno rientrando nel recinto vetero-berlusconiano —lo conferma, qui in Sicilia, l’ammucchiata sconcia attorno a Musumeci. Una impostura, direbbe Sciascia.

Franco Busalacchi
Può piacere o meno, ma con tutte le contraddizioni e gli errori, il Movimento 5 Stelle è una forza popolare esterna al circuito del regime oligarchico.

D. Puoi essere più preciso riguardo al M5S?


R. Ritengo il M5S una forza di OPPOSIZIONE ma inconseguente, al regime oligarchico neoliberista. Per alcuni versi e fino a prova contraria, convergente con tutti gli avversari sinceri del neoliberismo.
Il M5S potrebbe contribuire alla cacciata degli oligarchi.
Ma fammi dire. La vera novità dello scenario politico italiano è rappresentato dal nascente —e in via di rapido consolidamento— MOVIMENTO POPOLARE PER L’ATTUAZIONE INTEGRALE DELLA COSTITUZIONE (e degli Statuti autonomistici, in primis quello siciliano), rafforzatosi dopo la storica vittoria del NO al referendum del 4 dicembre 2016. Parlo del Movimento sovranista costituzionale, del nascente Movimento patriottico democratico. Questo è per il momento un arcipelago, un flusso carsico di reti, associazioni, centri, in via di aggregazione, con i naturali travagli del caso.

D. Sei un esponente di spicco della Confederazione per la Liberazione Nazionale. Ce ne parli?


R. L’epicentro più solido e maturo di aggregazione del sovranismo popolare e democratico è rappresentato dai gruppi e dai soggetti che hanno dato vita il 25 aprile scorso alla CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE (CLN), la quale ha celebrato la II. Assemblea nazionale recentemente a Chianciano.

Il soggetto siciliano più vicino a questa impostazione sovranista costituzionale è rappresentato dal Movimento-Lista “Noi siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”, in campo per le elezioni regionali siciliane del 5 novembre prossimo.
Tra l’altro, tra il Movimento siciliano e la CLN è stato sottoscritto uno specifico Patto strategico ed operativo, al quale si rinvia.

Due sono le novità politiche nel panorama italiano e siciliano. L’opposizione al sistema oligarchico da parte del M5S, per quanto parziale essa sia e finché dura. L’altra è il MOVIMENTO SOVRANISTA COSTITUZIONALE ITALIANO E SICILIANO, oltre che europeo —si pensi a “France Insoumise” di Melenchon che abbiamo ascoltato alla recente Assemblea della CLN.
Di conseguenza, il sistema oligarchico deve contenere e battere il M5S e quindi impedire l’exploit del movimento sovranista costituzionale, verso il quale il regime adotta, com’è ovvio e scontato, il doppio approccio del SILENZIAMENTO, del boicottaggio a tutti i costi, della censura preventiva, e della criminalizzazione preventiva. E’ evidente che qui in Sicilia si giocano i preliminari della grande partita nazionale.
Diego Fusaro e Franco Busalacchi


D. Veniamo alla cronaca siciliana di queste ore ed ai pasticci in casa grillina…


R. Il tema è uno: il vecchio sistema politico fa quadrato per fermare quello che considera il suo nemico immediato: il Movimento 5 Stelle. E siccome, storicamente, chi vince le elezioni in Sicilia poi le vince a Roma, ecco che la parola d’ordine diventa la seguente: fermare, con tutti i mezzi, i grillini in Sicilia per scongiurare che vadano a governare l’Italia. Con tutti i mezzi: politici, clientelari e, come vediamo, anche giudiziari. La recente inchiesta della Procura di Palermo sulle presunte irregolarità nella scelta del canditato Presidente va letta in questa luce.
E’ decisivo, per le forze di regime, non perdere la guida della Regione più bistrattata del Bel Paese, ‘sgovernata’ da ‘ascari’, da ladri e da delinquenti e dove i veri mafiosi continuano a fare il bello e il cattivo tempo,  diventa essenziale per il futuro politico dell’Italia. Perdere in Sicilia, per il centrosinistra — soprattutto se a vincere saranno i grillini, con un’affermazione dei sovranisti costituzionali di Busalacchi, potenzialmente ancor più pericolosi dei grillini — potrebbe significare non governare l’Italia per i prossimi cinque anni.

D. Come giudichi le mosse di quelle che chiami “forze di regime”?


R. Prendiamo Berlusconi. Inizialmente aveva scelto come suo alfiere l’avvocato Gaetano Armao. L’ex Cavaliere, che conosce la Sicilia dai tempi di Milano 2, quando nella Palermo Capitale mondiale della mafia comandavano gli Inzerillo, i Bontade e i Teresi, ha provato a convincere Nello Musumeci a farsi da parte: o meglio, a far fare il vice presidente ad Armao. Ma ha incassato un “no” secco, se è vero che Musumeci è rimasto il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione.
Dopo di che, la scorsa settimana, è piombato in Sicilia Renzi, per capire se i siciliani pensano ancora, di lui, quello che hanno depositato nelle urne il 4 dicembre dell’anno scorso, quando sette cittadini siciliani su dieci hanno votato “No” alle riforme renziane.
Renzi e Berlusconi hanno capito che in Sicilia, tanto per cominciare, debbono sparigliare le carte. Preparandosi a fronteggiare anche un terzo incomodo, Massimo D’Alema, il quale ha piazzato Claudio Fava candidato della “sinistra alternativa al PD” come candidato alla presidenza della Regione. Sai che c’è? Che Berlusconi è la persona più adatta a dialogare con D’Alema, vero agente sistemico del regime oligarchico neoliberista.
Lo sparigliamento delle carte, da parte di Berlusconi, è proseguito con la candidatura di Vittorio Sgarbi alla presidenza della Regione. Alla partita partecipa anche l’ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, Totò Cuffaro, non a caso ‘coccolato’ pubblicamente dallo stesso Sgarbi, uno ‘squadrista da TV’ che in una certa Sicilia sa dove mettere le mani.
Da quello che si capisce, e per quanto possa apparire paradossale, Berlusconi e Coca coca bum bum, al secolo Gianfranco Miccichè, hanno il compito di sfasciare il quadro delle alleanze elettorali di Musumeci..

D. Con la scelta di Fabrizio Micari come candidato presidente il centro-sinistra pare uscito dal marasma. Come vedi le cose in quel campo?

R. Quelli che danno le carte nel centro-sinistra, Renzi, Leoluca Orlando e il senatore Giuseppe Lumia, devono pompare la candidatura del rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari.
Se l’ex Cavaliere e Coca coca bum bum, con la ‘consulenza’ del condannato per favoreggiamento alla mafia, Cuffaro, hanno già iniziato a sfasciare l’unità del centrodestra, Renzi, Leoluca Orlando e il senatore Lumia hanno già iniziato la fase ‘costruens’ con il solito trasformismo politico.
Hanno già messo nel ‘carniere’ il peripatetico jolly Fabrizio Ferrandelli, personaggio ormai pluriscreditato che, nella testa di Renzi, Orlando e Lumia a Palermo dovrebbe avere ancora qualche migliaio di persone che gli vanno ancora dietro.
Intanto Orlando —che sta utilizzando impropriamente la presidenza dell’ANCI Sicilia per preparare una lista alle elezioni regionali in sostegno di Fabrizio Micari (ma una vergogna politica del genere quando si è vista?)— sta trattando con il fratello dell’ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, alias Silvio Cuffaro, per ‘intrupparlo’ nella sua lista.

La cosa avrebbe dovuto restare ‘segreta’ fino alla presentazione delle liste orlandiane, con lo stesso Orlando che avrebbe poi manifestato ‘sorpresa’, dicendo che non ne sapeva nulla. Ma l’operazione Leoluca Orlando-Totò Cuffaro insieme ‘appassionatamente’ per sostenere Micari è stata 'sgamata'. Così, in queste ore, il sindaco-fariseo ‘antimafioso’ di Palermo è nelle ‘ambasce’: già la flaccida e vacua borghesia panormita [palermitana, NdR] che lo sostiene e che si è orlandianamente autoproclamata ‘progressista’, non ha ancora ‘digerito’ di avere scoperto che Orlando è renziano nel nome del Tram, degli appalti ferroviari e dei fondi europei del PON da gestire allegramente in campagna elettorale: figuriamoci scoprire, in queste ore, che il ‘divo’ Orlando tratta con il condannato per favoreggiamento alla mafia e con il di lui fratello!

Sì, la borghesia ‘progressista’ di Palermo ne ‘morirebbe’: basta leggere i post su facebook di Pippo Russo, orlandiano della prima ora, ma ormai sempre più schifato dalla politica siciliana: da “tutta” la politica siciliana! Per non parlare di Aurelio Scavone, altro orlandiano della prima ora, che qualche anno fa ha provato, senza riuscirci, a portare Orlando sulle posizioni dei ‘Sovranisti’, invitando a Palermo l’economista Nino Galloni e che adesso si ritrova, da candidato alle regionali, non soltanto a sostenere il candidato di Renzi (Renzi che lui, Aurelio Scavone, da cattolico di scuola Piersanti Mattarella, cordialmente detesta!), ma anche insieme ai ‘fratellini Cuffaro'…

Eh sì, ha qualche problemino Leoluchino, nella Palermo dove l’apparenza conta più della sostanza. Fino a quando la merda non si vede, beh, tutto va bene: un po’ come avveniva alla fine degli anni ’80 del secolo passato, quando in piena Giunta comunale della ‘Primavera’ di Palermo Vito Ciancimino e il suo socio storico, conte Romolo Vaselli, trafficavano negli appalti palermitani per la manutenzione di strade e fogne. Ma adesso la merda si vede: e questo per Leoluca Orlando non è bene…

D. Inquietante e torbido il contesto che descrivi, il più ostinato gattopardismo... Ma torniamo ai grillini.


R. Ovviamente, indebolire Musumeci e rafforzare Micari non basta: bisogna dare una ‘botta’ alla lista dei grillini e al suo candidato, Giancarlo Cancelleri. Certo, l’ideale sarebbe sopprimere fisicamente tale lista e poi, tramite Berlusconi, convincere la ‘sinistra’ di Fava ad appoggiare Micari. O, al limite, sbarazzarsi di Micari e convergere tutti su Fava.
Tale seconda ipotesi sembra sia vista male da Berlusconi, perché se è vero che Fava, da vice presidente della commissione Antimafia nazionale, qualche anno fa, ha ‘sorvolato’ su ‘Za Silvana’ (al secolo Silvana Saguto, allora presidente della Sezione per le misure di prevenzione presso il Tribunale di Palermo), non è detto che poi non si rivolti contro l’ex Cavaliere. Per non parlare del fatto che Fava non farebbe sconti a Mario Ciancio Sanfilippo: e questo, non soltanto per Berlusconi, ma per tutto il centrosinistra, è un grosso, grossissimo problema. 
Cianciano Terme. 2 settembre 2017. Tavola rotonda sulla Sicilia. Da sinistra:
Franco Busalacchi, Nino Galloni, Pietro Attinasi, Roberto Garaffa e Beppe De Santis.

Ma di questo, di Fava, si saranno detti Renzi, Berlusconi e compagni vari ne parliamo poi: per ora togliamo di mezzo i grillini. Come? C’è un bel ricorso di un escluso. Un tizio, marito di una moglie già grillina, che non si capisce se ha firmato o non ha firmato un cavolo di codice etico o diavolerie varie.

Certo, sono fatti interni a un movimento politico. Però si può ‘cavillare’ un po’. Ecco un giudice che ‘sospende’. Cosa sospende? Non si capisce. Sospende il candidato alla presidenza della Regione del Movimento 5 Stelle, Cancelleri? E perché no? E’ una bella idea, alla fine.
Chiediamoci: ha competenza un giudice sui fatti interni di un movimento politico? Se lo chiedeva Vito Ciancimino poco prima del congresso regionale della DC siciliana nel lontano 1983. Uno dei ‘colonnelli’ di Ciriaco De Mita in Sicilia aveva deciso, se non di sbatterlo fuori dal partito, almeno di fare in modo che non avesse rappresentanza negli organismi regionali. Così si stabilì che, per entrare in direzione regionale, bisognava avere almeno il 10% dei voti. E siccome Ciancimino raggiungeva, sì e no, il 7%, Don Vito era incazzatissimo perché l’avevano lasciato a bocca asciutta ancor prima che il congresso iniziasse.
Così Don Vito aveva chiamato alcuni dei suoi amici magistrati e gli aveva posto la domanda: “Presento un ricorso?”.
La risposta sembra che fu questa: “Vito: ci dobbiamo infilare nella vita interna di un partito politico con cavilli civilistici? Ci dobbiamo fare ridere dietro da tutti?”. E la cosa finì lì.
Oggi, però, lo scenario è diverso. I grillini non sono la DC. E se la DC, allora, era il ‘sistema’, i grillini sono oggi, pur con tutti i loro profondi limiti, l’antisistema. Per questo hanno dietro la simpatia popolare.

D. Mi stai facendo capire che ritieni auspicabile un’alleanza tra voi e il M5S? 


R. Oggi c’è da difendere la Sicilia e l’Italia. Ma ve l’immaginate i grillini siciliani, assieme sovranisti siciliani, che vanno a mettere il naso negli appalti ferroviari di Palermo che hanno ormai abbondantemente superato il miliardo di euro per avere, alla fine, appena 15 km di Tram che funziona a costi elevatissimi? Mamma mia!
Ve l’immaginate i grillini, assieme ai sovranisti siciliani, che vanno a mettere il naso negli appalti miliardari della CMC delle strade Palermo-Agrigento e Caltanissetta-Agrigento? Due ‘mammelle’ infinite che non allattano più né il PD, né la Lega nazionale delle cooperative? Due mega-appalti che possono dare ancora ‘tanto’ (che meraviglia la ‘Giustizia’ di Palermo e Agrigento, no?) nelle mani dei grillini e dei sovranisti siciliani, con il serio ‘rischio’ che finisca la "mangiugghia" iniziata timidamente con Cuffaro e proseguita prima con il Governo del ribaltonista Raffaele Lombardo e poi con il ‘pupo’ Rosario Crocetta, manovrato dai ‘pupari’ del PD di Renzi, dal senatore Giuseppe Lumia e dalla Confindustria in salsa sicula di Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro.
Da sinistra: Erasmo vecchio, Massimiliano Musso,
Franco Busalacchi e beppe De Santis

Prendiamo il magna-magna delle discariche degli industriali-munnizzari. E’ stato fatto un lavoro ‘certosino’ per dare alle fiamme oltre dieci impianti di compostaggio presenti in Sicilia per eliminare definitivamente l’idea ‘balzana’ della raccolta differenziata dei rifiuti, è stato fatto l’impossibile per tutelare gli interessi mafiosi nelle discariche… E mo i grillini e i sovranisti siciliani dovrebbero vincere le elezioni siciliane del 4 novembre?

Che accadrebbe se vinciamo? Che tutto il lavoro fatto dal 2008 ad oggi in Sicilia dal più sputtanato centrosinistra d’Italia andrebbe perduto. Così Totò e Silvio fanno gli scongiuri in caso di vittoria dei grillini e dei sovranisti siciliani. Così ci spieghiamo quel che ha detto Coca coca bum bum: “I cinque Stelle sono come l’AIDS. Devono andare fuori dai coglioni”.

Alla tua domanda rispondo: per quanto noi sovranisti costituzionali ci consideriamo strategicamente alternativi al M5S, siamo disposti ad un’alleanza tattica per cacciare gli oligarchi neoliberisti dal governo della nostra regione. Dimostrare che i due poli sistemici (centro-sinistra e centro-destra) sono minoritari in Sicilia, cacciarli dal potere, questa sarebbe una grande e salutare svolta. Un auspicio in vista delle elezioni nazionali di primavera.

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