lunedì 26 settembre 2016

FESSERIE DI UN ECONOMISTA di Leonardo Mazzei

[ 26 settembre]

A proposito di un incredibile articolo di Giorgio Lunghini

Poi c'è chi si chiede come mai, davanti al disastro dell'euro, la sinistra brancoli nel buio più della destra. Certo, c'è il problema della direzione politica e non è poco. Ma ci sono anche economisti che sparano immani stupidaggini spacciandole per verità. Il bello è che le loro improbabili certezze neppure provano a spiegarle. Le buttano lì come fossero indiscutibili, tanto per quella mercanzia un Manifesto che le pubblica si trova sempre, così come è sicuro che un anemico sito come quello del Prc le rilancerà con gioia.

E' questo il caso di un articolo di Giorgio Lunghini, uscito venerdì scorso. L'articolo è talmente maldestro che ce occupiamo solo per l'indiscussa fama dell'autore. Il fatto che certe cose vengano dette da un illustre cattedratico, già presidente della Società italiana degli economisti, è infatti la migliore dimostrazione di come l'ideologia (in questo caso quella eurista) prevalga quasi sempre su cultura, conoscenza, esperienza e capacità d'analisi che certo al Nostro non mancano.

Vediamo di cosa si tratta.
Nel breve testo intitolato "Le conseguenze di un'uscita dall'euro", Lunghini giunge a vette davvero ineguagliate. La sua non è un'analisi più o meno pacata, ma un elenco di traumi economici che colpirebbero il Paese al determinarsi del temuto evento. Il fatto è che neppure gli euristi più sfegatati, i liberisti più accaniti, gli indefessi adoratori della moneta unica a prescindere, sono mai giunti a sparare certe cifre.

Non siamo tra quelli che pensano che l'uscita dall'euro sarà una passeggiata. Non lo sarà di certo, ma i ceti popolari da molti anni non "passeggiano". Non siamo comunque tra coloro che si nascondono i problemi di una scelta pure necessaria. Ma che a sinistra circolino ancora "ragionamenti" terroristici come quello di Lunghini è di una gravità inaudita.

Esageriamo a parlare di terrorismo? Giudichino i lettori.
Prendiamo due previsioni contenute nel suo articolo, quella sul livello di inflazione e quella sulla caduta del Pil che si determinerebbe con l'uscita dall'euro.

Partiamo dall'inflazione, che secondo l'economista salirebbe al 20% annuo, non si sa - bontà sua - per quanti anni. Alla base di questa previsione ce n'è un'altra concernente la percentuale di svalutazione, che egli stima al 30% nei confronti della Germania.

Ora, a parte il fatto che il 30% sulla Germania (calcolato sulla base della perdita di competitività verso quel paese) non è un 30% applicabile all'intera area euro, qui il punto è un altro. Ed è che non si capisce da cosa spunti fuori il 20% di inflazione, se non dal manifesto desiderio di terrorizzare i lettori.

In proposito è sufficiente ricordare due eventi, uno di un quarto di secolo fa, ed un altro invece recentissimo.

Il primo è quello della famosa svalutazione della lira rispetto al marco (anche qui, si badi, rispetto al marco, non ad un indistinto paniere di monete) del settembre 1992. Quella svalutazione finì per attestarsi proprio sul temuto 30% di cui ci parla oggi Lunghini. Bene. Quale fu l'effetto sull'inflazione di quella svalutazione? L'inflazione media del triennio successivo (1993-1995) fu del 4,6%. Oggi può sembrare molto, ma l'inflazione media del triennio precedente a tassi fissi (1990-1992) - era stata del 5,9%! Come si vede la realtà è a volte un po' diversa da come ce la raccontano.

E il confronto con la Germania? Uno si aspetterebbe l'esplosione del differenziale di inflazione dopo il 1992. E invece quel differenziale, che era pari al 2,7% nel triennio 1990-1992 (quello precedente la svalutazione), scende sorprendentemente all'1,6% nel triennio post-svalutazione (1993-1995) nel quale la lira arriva a deprezzarsi fino al 50% sul marco (esattamente il picco che Lunghini ipotizza oggi uscendo dall'euro), per poi scendere all'1,2% nel triennio successivo (1996-1998) quando la lira prende a rivalutarsi.

Lungo sarebbe il discorso sulle ragioni di tutto ciò, e magari uno come Lunghini potrebbe utilizzare la sua scienza per illuminarci un po' su questo, ma due dati balzano agli occhi di chiunque: primo, non ci fu alcun vero effetto inflattivo determinato dalla svalutazione del 1992; secondo, siamo comunque nel campo dei decimali, non certo dei rotondi 20% messi lì solo per incutere terrore. Che l'andamento dell'inflazione dipenda da numerose altre variabili, oltre che dalla variazione dei cambi, ci pare comunque cosa assai evidente.

Questa osservazione è in realtà piuttosto banale, anche se così non sembra all'illustre economista. C'è però un fatto recente che dimostra quanto egli abbia torto. Negli ultimi due anni l'euro si è svalutato di circa il 20% sul dollaro, eppure abbiamo l'inflazione a zero. Se il Nostro avesse ragione, e tenendo conto della maggiore importanza della valuta americana, con la quale si effettuano i pagamenti delle principali materie prime importate, dovremmo avere un'inflazione a due cifre. E invece siamo a zero. Perché Lunghini omette questo piccolo particolare? Anche qui, giudichino i lettori.

Veniamo ora al disastro annunciato del Pil. Se sull'inflazione Lunghini ha sparato a caso giusto per impressionare, è sul Pil che dà il meglio di se. Citiamo: 
«Come conseguenza di tutto ciò(degli effetti dell'uscita dall'euro, ndr), la caduta del Pil dell’Italia sarebbe pari a circa il 40% nel primo anno e al 15% negli anni successivi per almeno un triennio». 
Avete letto bene: meno quaranta per cento, così per iniziare; poi un bel meno quindici per cento per almeno un triennio. Insomma l'azzeramento dell'economia italiana. Ma si può!!!???

Ora, ricordandoci che la pazienza è una virtù, andiamo a vedere il precedente di un autentico disastro: quello dell'Argentina. Quando uno dice Argentina sa di dire una cosa paurosa, che evoca i peggiori timori, l'esperienza peggiore che possa capitare all'economia di una nazione. E allora andiamo a vedere i dati di quell'inferno.

Nel 2002, anno in cui (a gennaio) viene abbandonato il cambio fisso con il dollaro, ed il pesoinizia a fluttuare, il Pil cala del 14,7%. Un calo drammatico e con gravissime conseguenze sociali, prima tra tutte la disoccupazione. Il calo, peraltro, fu anche il frutto del precipitare di una recessione già iniziata (proprio a causa del cambio fisso) nel 1999. In ogni caso drammatico, ma parliamo di un 14,7% in un paese con un'economia assai più debole di quella italiana, non certo dell'assurdo 40% che spara Lunghini per il nostro paese.

Questo per il primo anno. E negli anni seguenti? Per l'Italia il Nostro ha già parlato: meno quindici per cento all'anno, almeno per tre anni. E in Argentina, cosa successe al Pil negli anni successivi al divorzio con il dollaro? E' presto detto: +8,7% nel 2003, +8,3% nel 2004, +9,2% nel 2005, +8,5% nel 2006, +8,7% nel 2007. Detto in altri termini: in due anni si è più che recuperata la perdita del 2002, mentre nei cinque anni successivi allo sganciamento dal dollaro la crescita cumulata è stata del 51,6%. Dobbiamo aggiungere altro?

In Italia invece, rimanendo nell'euro, abbiamo un Pil inferiore dell'8% a quello dei livelli pre-crisi del 2007. Ecco le virtù della moneta unica! Ma i drammi sociali prodotti da questa situazione non preoccupano Lunghini quanto quelli ipotetici che seguirebbero l'uscita dall'euro.

Ad ogni modo, la cosa che grida vendetta è che il Nostro prevede per l'Italia —non si sa come, ma lasciamo perdere— un'Argentina moltiplicato tre per il primo anno post-euro, mentre per gli anni successivi il disastro continuerebbe, contraddicendo —ed anche qui non si sa perché— quanto avvenuto nel caso argentino.

Ora, la sparata è talmente colossale che conviene lasciare da parte ogni dettaglio tecnico. E' evidente che qui siamo davanti ad una religione, quella dell'euro, di fronte alla quale chi vi aderisce perde il lume della ragione. Che oggi, nell'anno 2016, si debbano leggere ancora robe di questo tipo fa però un certo effetto. Non che gli argomenti del Nostro siano nuovi. Al contrario, sono vecchissimi. Ma mentre nel campo degli economisti mainstream si evita ormai il ricorso a cifre così insensate, a sinistra invece non si riesce proprio a farne a meno.

"Sinistra"? 
Ecco, forse su questo ci sarebbe da discutere. Un tempo "sinistra" significava anche, tra le altre cose, volontà di cambiamento, coraggio nell'affrontare il difficile compito della trasformazione dell'esistente. Oggi, ecco cosa ci propone invece Lunghini nella sua conclusione: «In breve, l’Unione Economica e Monetaria europea è come l'«Hotel California nella canzone degli Eagles: forse sarebbe stato meglio non entrare, ma una volta dentro è impossibile uscire».

Eccoci così arrivati al decisivo inno alla conservazione! Peggio: alla conservazione non per un supposto bene (come fanno da sempre gli "onesti" conservatori), ma per l'impossibilità anche solo di pensare ad un'alternativa al male presente.

E' sicuramente anche per questo male dell'anima che si vanno poi a sparare certe cifre. Ma in questo modo non ci si salva di certo né l'anima né la reputazione.

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domenica 25 settembre 2016

PODEMOS O NON PODEMOS?

[ 25 settembre]

Si è svolta ieri a Madrid un'importante riunione della direzione nazionale di Izquierda Unida (IU). Perché importante? L'assemblea, pur tra consistenti mugugni e opposizioni, ha approvato a larga maggioranza la proposta della nuova direzione di Alberto Garzon di dare vita ad un nuovo soggetto politico che implicherà il superamento e lo scioglimento di IU. Testualmente: "un nuovo movimento politico e sociale che vada oltre l'attuale Izquierda Unida".

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Per i partigiani della svolta si tratta dell'applicazione delle decisioni assunte dalla XI. Assemblea di IU che affermava testualmente che Izquierda Unida si considerava "...un'organizzazione di transizione verso un nuovo movimento anticapitalista, ecologista e femminista". Di diversa opinione le minoranze interne (una delle quali non ha partecipato al voto finale) che temono che dietro a questa accelerazione ci sia un accordo sotto banco con Pablo Iglesias per dare vita ad un blocco in cui IU finirebbe per essere la ruota di scorta di Podemos.

Ma nemmeno in Podemos si naviga in acque tranquille. Al contrario. La perdita di circa un milione di voti da parte del blocco elettorale tra Podemos e Iu (Unidos Podemoas) nelle elezioni politiche del luglio, e dunque la ricerca delle ragioni della débâcle, ha reso evidente ed ancor più profonda la divisione tra le due ali del movimento, tra l'ala destra che fa capo a Iñigo Errejon e la sinistra di Pablo Iglesias.

Il dissidio tra i due oramai è conclamato ed occupa le prime pagine dei giornali spagnoli. Mettiamola così: Errejon non esclude, anzi perora, l'idea di una alleanza con i socialisti del PSOE, mentre Iglesias la respinge e guarda a sinistra.

In questo contesto la mossa di IU è percepita dall'ala errejonista come un'intervento a gamba tesa nella disputa interna in Podemos ed esaspera effettivamente i sospetti e la lotta interna in Podemos.

Vedremo come evolverà la situazione. Quel che almeno a noi sorprende è che in questa disputa tra le due correnti, tutto sembra schiacciato sulla tattica politica elettorale e istituzionale, che sia totalmente assente ogni riferimento alla crisi sistemica, a quella dell'Unione europea, alla necessità per la Spagna di liberarsi dall'euro e dal vincolo esterno. Magari nelle segrete stanze i dirigenti di Podemos si accapigliano anche su questi aspetti decisivi. A noi, come del resto agli attivisti ed ai simpatizzanti del movimento, questo non è dato sapere. Ed hanno quindi facile gioco i media di regime a sparare a zero contro Podemos presentando la battaglia interna come mera lotta di potere tra capi.


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I SALUTI DI JULIO ANGUITA AL III. FORUM NO EURO

[ 25 settembre ]

Molti che non sono stati in grado di partecipare al III. Forum No Euro ci chiedono se pubblicheremo gli atti. No, non ce la faremo a pubblicarli. Ma siamo in grado di mettere in rete le registrazioni filmate di ogni tavola rotonda e delle due sessioni plenarie.
Iniziamo con i saluti di Julio Anguita, accolti dai presenti con un lungo applauso. Julio è uno dei firmatari in Spagna della PIATTAFORMA USCIRE DALL'EURO, rappresentata al Forum da Pedro Montes, Manolo Monereo e Diosadao Toledano. Più sotto il testo del discorso di Anguita in spagnolo e inglese.






«Un saludo y un abrazo fraternal a los compañeros y compañeras reunidos en Chianciano que vais a intentar cocinar políticas, discursos y propuestas sobre nuestra ambición común: Buscar una salida del euro en nuestros respectivos países.
Como miembro de la Plataforma Contra la permanencia de España en el Euro, tengo que felicitaros en primer lugar porque llegar hasta el lugar en que vais a trabajar en estas jornadas ha costado un esfuerzo tremendo: incomprensiones, dificultades organizativas, hostilidad manifiesta muchas veces en los medios de comunicación, y porque no decirlo también dificultades económicas, puesto que todo esto cae sobre las espaldas de las personas que en estos momentos están luchando por esta posición.
En segundo lugar quiero hacer votos para que los resultados de esta reunión sean positivos. Y cuando digo positivos, quiero decir que salga de esta reunión una posición común y elementos organizativos de coordinación que se puedan aplicar en los distintos países que componen esta asamblea, más a aquellos que se puedan añadir en cualquier momento. Es decir, yo espero que de aquí va a salir el comienzo de una nueva situación, de un nuevo discurso y de una nueva movilización, para entender la UE de otra manera. Y desde luego, sin el euro.
Izquierda Unida ha sido la única fuerza política de carácter estatal, que en España se opuso ya en 1992 tanto tanto al Tratado de Maastricht, como a la moneda única. Fue un debate interno duro, áspero.. porque nos enfrentamos a medios de comunicación y al discurso oficial.
Tanto fue así, que nuestra organización se dividió un 60% a favor de rechazar el Tratado de Maastricht y la moneda única y un 40% a favor. Pero pese a aquello seguimos manteniendo esa posición. Y ello por varias razones, que pretendo abreviadamente exponer.
En principio dijimos no al euro por por las evidencias de carácter económico. Simplemente de análisis económico. Cuando la Teoría de las Zonas Monetarias Óptimas, viene a decir que es imposible construir una moneda única sin una política fiscal común, sin políticas económicas económicas comunes y otra serie de elementos fundamentales que vayan haciendo que exista una infraestructura de tipo unitario, una moneda única no tiene sentido mientras esto sea así.
En segundo lugar, por el proceso de degradación del concepto inicial de unión europea que se planteó en los años 50. Si observamos los Tratados desde el Acta Única Europea, Tratado de Maastricht, Tratado de Amsterdam, Tratado de Niza, Tratado de Lisboa observamos que hay una creciente degradación, donde se van abandonando los presupuestos que se dijeron que se iban a hacer de unidad política, de política exterior, de unidad económica, de cohesión económica, política y social...
Todo eso se ha ido abandonando, en una especie de degradación permanente en donde solamente ha quedado la moneda única como elemento de dominación y de creación de una UE que no tiene nada que ver con discurso inicial que nos vendieron aquellos ideólogos más o menos altruistas, más o menos candorosos de los años 50 y 60.
Pero además la conculcación permanente de documentos de obligado cumplimiento como es la solemne declaración de derechos humanos de NNUU, o los pactos vinculantes de 1966, por no hablar de la Carta Social Europea de 1971. Es decir toda la legislación de protección del trabajo, de protección del empleo, de consideración de las necesidades y derechos inherentes de los trabajadores se van obviando permanentemente.
En cuarto lugar porque estamos ante una UE en la que las diferencias entre regiones y personas son cada vez más crecientes, aumenta el paro y sobretodo lo que se llama las distintas motivaciones, en distintas zonas de Europa que van conduciendo a lo que en un principio se dijo que no podía ser, pero que de hecho es: la Europa de varias velocidades.
Es decir estamos ante la degradación de un discurso, que en un momento se pretendió que fuera una nueva aurora, no solo para Europa, sino para toda la Humanidad.
Yo quiero traer ahora aquí las palabras del que fue presidente del gobierno español Don Felipe González. Una de las personas que más ha luchado y defendido esta UE. Lo que voy a leerles compañeros y compañeras, es un articulo que el Sr. Gonzalez escribió en El País el de 21 mayo de 2016. Dice así:
“Cuando se decidió que debía haber una divisa única, el euro y un único banco central, nos olvidamos de unos cuantos elementos fundamentales para que el sistema funcionase como es debido. No es posible una unión monetaria con políticas fiscales y económicas divergentes. Al negociar el Tratado se hablaba de una unión económica y monetaria, pero solo se desarrollo la unión monetaria acompañada de un pacto de estabilidad y crecimiento, que se pensó que bastaba para garantizar el debido funcionamiento de la moneda única”
En este párrafo González reconoce el fracaso de la actual concepción de la moneda única. No obstante sigue insistiendo que hay que desarrollarla con una argucia. La argucia es hablar de mas Europa, pero sin explicar cuales son los elementos de esa Europa, donde esta el poder popular, que instituciones de origen democrático, que criterios de participación de las poblaciones o de las entidades sociales.
Estamos ante la defensa de algo que ya es indefendible. El articulo del Sr. González sigue diciendo algo muy interesante: habla de las asimetrías, es decir de las consecuencias de aplicar una moneda única a economías totalmente distintas. Y habla de algo que a mi me ha llamado siempre la atención: la obsesión de Bruselas para que se cumpla solo una de las condiciones sobre el déficit. Mientras que incluso se habla de que España puede ser multada porque esta retrasando en alcanzar el 3% del Déficit del gasto publico, se deja de lado que otra de las condiciones que se imponen en el Tratado de Maastricht era que la deuda no podía superar el 60% del PIB. En mi país esta ya en el 100% y aquí nadie dice nada.
Este segundo elemento que era tan importante como el primero, no hay nada que obligue a que se cumpla, lo cual indica que ahí esta la banca de por medio y por tanto los inmensos beneficios que derivan de los recursos que se han ido aportando a las arcas de la banca. Esto demuestra para quien esta hecho este proceso.
Hay una ultima razón que creo debe estimularnos a luchar y a vosotros intentar llegar a un acuerdo. Estamos ante una globalización, pero quiero recalcar un punto. La globalizacion es una cosmovisión, no solamente una filosofía de política económica, sino es una filosofía de valores, de cultura, de concepción del ser humano simplemente como una maquina de producir y consumir. Totalmente ajena a los valores hijos de la ilustración, la Revolución Francesa y los Derechos Humanos.
Esta globalizacion pretende erigirse en gobierno mundial. Pero un gobierno mundial que lo controlen directamente las grandes corporaciones multinacionales y en que los estados soberanos (soberanos es un decir) sean simplemente los que acaten, ejecuten y hagan posible que esas políticas se apliquen en sus Estados. Es decir, unos gobiernos que van a actuar contra sus propias poblaciones, que van a hacer el papel de traidores a los intereses de sus ciudadanos. El ejemplo mas claro la reforma constitucional constitucional del año 2011 que pactaron en España el Partido Popular y el Partido Socialista.
Y eso merece una respuesta, no solamente por combatir por los derechos sociales, sino también para combatir por una civilización, porque esto que viene es barbarie.
Consecuentemente, yo espero, que tras vuestros debates, que seguro serán interesantes y que leeré en su momento, creo que se debe concluir con un esquema de organización embrionario, con un discurso único, con capacidad de explicarlo a la población, con un esquema de organización que llegue a todos los países, que pueda ser seguido de una manera periódica y que podamos nosotros sentirnos en el, como parte de un discurso y una practica política que es necesaria, no solamente para nuestras poblaciones y trabajadores, sino para la humanidad.
Muchas Gracias.



A greeting and a fraternal hug to the comrades gathered in Chianciano who are going to work out policies, speeches and proposals about our common ambition: Find a way out of the euro in our respective countries.

In the first place, as a member of the Platform Against the permanence of Spain in the Euro, I have to congratulate you because arriving at where you are going to work on these days has cost a tremendous effort: incomprehension, organizational difficulties, hostility many times in the media, and why not also say economic difficulties, since this falls on the backs of people who are struggling right now for this position.
Secondly I want to hope that the results of this meeting are positive. And when I say positive, I mean that this meeting can work out a common position and organizational elements of coordination that can be applied in different countries that make up this assembly, plus those that can be added at any time. That is, I hope that from here going to be the beginning of a new situation, a new discourse and a new mobilization to understand EU otherwise. And of course, without the euro.
Izquierda Unida has been the only political force at the state level in Spain, which already in 1992 argued against the Treaty of Maastricht and the single currency. It was a hard, rough internal debate… because we face media and official discourse.
So much so, that our organization suffered a division: 60% in favor of rejecting the Treaty of Maastricht and the single currency and 40% in favor. But despite that we maintain that position. This is for several reasons, I intend briefly to expose.
At first we said no to the euro by evidence of an economic nature. Simply economic analysis. When the Optimal Monetary Zones Theory is to say that it is impossible to build a single currency without a common fiscal policy without common economic policies and a number of key elements capable to make up an unitary type infrastructure, there is no sense for a single currency.
Second, the process of degradation of the initial concept of European Union which was raised in the 50. If we look at the different Treaties like the Single European Act, Maastricht Treaty, the Amsterdam Treaty, the Nice Treaty, the Lisbon Treaty, we observe that there is a growing degradation, because are progressively dropped the goals of political, economic and social unity.
All that has been abandoned, in a kind of permanent degradation where only the single currency remains as an element of domination and creation of an EU that has nothing to do with the initial discourse that sold us those more or less altruistic ideologues, more or less ingenuous in the 50s and 60s.
But besides we must add the permanent violation of mandatory documents such as the solemn declaration of human rights of the UN, or the binding agreements of 1966, not to mention the European Social Charter of 1971. All legislation of work and employment protection, as well as is permanently avoided the consideration of the needs and inherent rights of workers.
Thirdly because we are facing an EU where the differences between regions and people are increasingly growing, increases unemployment and chiefly what is called the different motivations in different parts of Europe that are leading to what at first it was said that could not be, but in fact is the multi-speed Europe.
We are before a degraded discourse, which at one point was intended to be a new dawn, not only for Europe but for all Humanity.
Now I want to bring here the words of who was Spanish Prime Minister Felipe Gonzalez. One of the people that has fought and defended the EU. I'm going to read comrades, is an article that Mr. Gonzalez wrote in El Pais on 21 May 2016. It says:
"When it was decided that there should be a single currency, the euro, and a single central bank, we forget a few key elements to make the system function as it should. It is not possible a monetary union with divergent fiscal and economic policies. When negotiating the Treaty spoke of an economic and monetary union, but only was developed the monetary union accompanied by a stability and growth pact, which was thought sufficient to ensure the proper functioning of the single currency development "
In this paragraph González recognizes the failure of the current conception of the single currency. However, it continues to insist that should be developed in a ruse. The trick is to talk about more Europe, but without explaining what the elements of that Europe, where is this popular power, which are the institutions of democratic origin, which are the criteria for participation of populations or social entities.
We are witnessing the defense of something that is indefensible. Mr. González article goes on to say something very interesting: it speaks of asymmetries, ie the consequences of applying a common currency for a  totally different economies. And he talks about something that I have always called my attention: Brussels obsession to be fulfilled only one of the conditions on the deficit. While is even talk that Spain can be fined because it delayed in reaching the 3% deficit of public spending, leaving aside that another of the conditions imposed by the Treaty of Maastricht was that the debt could not exceed 60% of GDP. In my country it is already at 100% and here nobody says anything.
This second element was as important as the first, there is nothing that forces that this condition must be met, indicating that there is the banks’ interests and therefore the immense benefits derived from the resources that have been contributing to the banking coffers. This shows for whom is made this process.
There is one last reason I think should encourage us to fight and you to try to reach an agreement. We are facing globalization, but I want to emphasize a point. Globalization is a worldview, not just a philosophy of economic policy, but is a philosophy of values, culture, conception of human beings simply as a machine to produce and consume. Totally alien to the values which proceed from the Enlightenment, the French Revolution and Human Rights.
This globalization aims to become world government. But a world government directly controlled by the large multinational corporations and where sovereign states (relatively sovereign) are reduced to mere executors of these policies. That is, governments that will act against their own people, they will do the role of traitors to the interests of its citizens. The clearest example constitutional is the constitutional reform of 2011 in Spain,  that resulted from pact between the Popular Party and the Socialist Party.
And that deserves an answer, not only to fight for social rights, but also to fight for a civilization, if not barbarism shall come coming.
Consequently, I hope that after your discussions, which are sure to be interesting and I'll read at the time, I think it should conclude with a unified discourse, able to explain this situation to the population, with the build up of a organizational scheme that reaches all countries, which can be followed on a periodic basis and may we feel in as part of a discourse and political practice that is necessary, not only for our people and workers, but for humanity.

Thank you.

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DENTRO QUESTO SISTEMA NON C'È SALVEZZA di Marco Zanni

[ 25 settembre ]

COME FUNZIONA IL MECCANISMO PERVERSO DELL'EURO? 
EVIDENZA DALLE "RIFORME STRUTTURALI" DEL LAVORO

Ormai a tutti quelli che mi seguono è chiaro che in un sistema a cambi fissi come l'eurozona l'unico modo che un paese ha (non potendo svalutare la moneta) per recuperare il gap di competitività causato dai differenziali di inflazione cumulati è attuare la svalutazione interna, cioè austerità, distruzione della domanda e svalutazione salariale.

Ora, analizzando i dati su impiego e inflazione nell'eurozona, possiamo trovare evidenza empirica di come questo sistema perverso opera nel concreto. 

Anche ad agosto c'è stato un leggero aumento degli occupati nell'eurozona, che il governo Renzi, ormai alla canna del gas, ha sbandierato come grande successo. Ora tralasciando il fatto che i dati così calcolati (da ISTAT e eurostat) siano fasulli e non rappresentino la realtà, prendiamo il dato per buono e positivo. L'occupazione è aumentata, siamo contenti e dovremmo vedere miglioramenti sensibili anche su altri indicatori macroeconomici, soprattutto l'inflazione. Ci sono più lavoratori, più soldi che girano e vengono spesi e di conseguenza più domanda di beni, il cui prezzo dovrebbe aumentare e così l'inflazione. Invece no, l'inflazione nell'eurozona anche ad agosto rimane al palo. Qual è il motivo? Il motivo sono i salari!!! I salari non crescono!!! Ci sono più lavoratori ma nel complesso guadagnano meno.

Questo è l'obiettivo delle riforme del lavoro imposte dalla troika e dall'UE in tutta Europa: Jobs Act, Loi Travail, riforme Hartz, riforme del lavoro di Zapatero e Rajoy. La famosa flessibilità del lavoro non crea occupazione (l'Employment Protection Legislation Index dell'OCSE lo dimostra) ma serve solo a mantenere alta la pressione sui salari per salvare la moneta unica e la struttura su cui si regge l'euro.

È chiaro quindi che il sistema che ci stanno imponendo sta distruggendo la ricchezza, i diritti sociali, il lavoro e i salari in nome del mantenimento della salvezza di un progetto insensato che si chiama Unione Monetaria Europea?

Dentro questo sistema non esiste salvezza, saremo solo degli schiavi moderni, una nuova colonia del liberismo più sfrenato

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sabato 24 settembre 2016

M5S: SYRIZA SIA DI MONITO di P101 e Meridionalisti Italiani

[ 24 settembre ]

Qui sotto il volantino che viene distribuito oggi a Palermo ai partecipanti alla manifestazione nazionale del Movimento 5 Stelle.Il volantino è a firma di Programma 101 e dei Meridionalisti Italiani.


«Vogliamo esprimervi la nostra vicinanza contro gli attacchi da parte dei partiti e dei media di regime. Non c’è dubbio su chi siano i mandanti, sono i poteri forti neoliberisti. Vi attaccano facendo quadrato attorno al loro principale braccio politico, il Partito democratico. 
Attenti però. Quelli che comandano davvero sono furbi. Nel caso l’uso del bastone non sortisca gli effetti sperati, hanno in serbo per voi un “piano B”, quello della carota: cercheranno di addomesticarvi, di rendervi potabili, di corrompervi affinché diventiate innocui. Quanto accaduto in Grecia con Syriza sia di monito.
Assieme ai tanti cittadini che vi hanno votato, vogliamo sperare che saprete resistere non solo agli attacchi frontali ma pure alle sirene del potere. Non ci pare vano ricordarlo nel Paese del trasformismo e del gattopardismo
Il volantino
Il Paese, per uscire dalla più grave crisi della sua storia recente, ha bisogno di una svolta radicale, economica, politica e morale. Siccome siete la forza principale dell’opposizione democratica, ogni vostra mossa, riguarda non solo voi, ci riguarda tutti. 
Lasciateci essere franchi: qui vediamo i limiti della vostra visione e azione politica. 
- Chiedere “onestà” è sacrosanto, sbagliato è invece barricarsi dietro al giustizialismo manettaro il quale, mentre calpesta il principio della “presunzione d’innocenza”, affida alla casta della magistratura una inaccettabile sovranità di ultima istanza. - Giusto combattere il malaffare nella pubblica amministrazione, del tutto sbagliato è fare credere ai cittadini che se il Paese si trova nel marasma ciò dipenda principalmente dalla corruzione, che è invece solo l’epifenomeno del sistema di rapina neoliberista.- Avete giustamente contestato le privatizzazioni ma avete anche alluso ad un taglio devastante della spesa pubblica (che invece necessario aumentare se si vuole davvero mettere al centro il lavoro).- Dite che è necessario riguadagnare la sovranità popolare e nazionale ma Di Maio non perde occasione per dire che si oppone all’uscita dalla gabbia dell’euro. - La stessa ambiguità è possibile riscontrarla sul sistema elettorale. In questi giorni dite di essere per la proporzionale: benissimo! Il problema è che riproponete il cosiddetto “democratellum”, basato su un finto proporzionale (modello spagnolo) che, grazie ai collegi piccoli ed all’assenza del recupero dei resti in un collegio unico nazionale, distorce pesantemente la proporzionalità (sbarramento reale al 5%), favorendo scandalosamente i partiti maggiori (col 40% dei voti, proprio come vuole Renzi, si otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento), violando in tal modo il principio costituzionale della rappresentanza e dell’uguaglianza del voto.- Come la vicenda di Roma dimostra, non si vince il potere mafioso restando imbottigliati nella loro stanza dei bottoni. Indispensabile è chiamare i cittadini all’impegno e alla lotta, renderli protagonisti del cambiamento. E’ in basso, tra il popolo, che sono depositate le energie per battere chi comanda e cambiare l’Italia da cima a fondo. 
Non si può essere antiliberisti, democratici e patrioti il sabato, e la domenica accettare il paradigma della governabilità, strizzando l’occhio al liberismo e all’Unione europea. Non si può difendere la speranza di cambiamento di chi sta in basso e poi fare il Giro delle Sette Chiese per tranquillizzare proprio chi comanda. 
E’ molto importante che, in vista del referendum, vi stiate gettando con tutto il vostro peso nella battaglia per affossare la controriforma istituzionale e mandare a casa Renzi. Se questi sarà battuto si porrà presto la questione di un governo di alternativa per il nostro Paese. Nessuna ambiguità sarà più ammessa. 
E’ giusto respingere ogni inciucio e ogni alleanza coi partiti di regime siano essi di destra o di sinistra, errato pensare di essere autosufficienti. 
Per vincere occorre che la maggioranza degli italiani si mobiliti, che in ogni città il popolo si organizzi per sventare la reazione di chi comanda. Quindi NO ai compromessi con la casta, SÌ invece, seguendo l’esempio del CLN e della lotta di liberazione, ad un fronte comune che raggruppi tutte le forze popolari, democratiche e patriottiche. 
Che M5S promuova un grande congresso nazionale popolare, aperto a tutti i cittadini italiani e agli organismi della società civile che vogliono essere protagonisti del cambiamento e della liberazione democratica del Paese dal tumore neoliberista, dalla gabbia eurocratica e dalla loro casta di servi politici.

Palermo, 24 settembre 2016»

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venerdì 23 settembre 2016

DOPO RENZI LA TROIKA? La resa dei conti si avvicina di Moreno Pasquinelli

[ 23 settembre ]

«Ci sono solo due possibilità: o gli italiani, già apparentemente assuefatti e supini, si faranno impaurire e accetteranno la forma estrema di asservimento e sudditanza, oppure si solleveranno. Non ci sono vie di mezzo: o la resa o la rivolta sociale, o subire un regime di protettorato coloniale o una rivoluzione democratica».

Sono molte, ed evidenti, le analogie tra Renzi e Berlusconi. Prima fra tutte è l'ostinazione a raccontare fanfaluche. Montanelli disse un giorno del Cavaliere che era un inguaribile "piazzista", imbattibile nel vendere patacche spacciandole per mercanzia di primissima qualità. Si capisce dai suoi atteggiamenti spavaldi come Renzi si ritenga ancor più abile di Berlusconi. In questa sua pretesa, inversamente proporzionale alla sua statura politica, egli fa addirittura tenerezza. 

Prendiamo la narrazione renziana di come vanno le cose nell'Unione europea. Vanno esattamente all'opposto di come il "bomba" ce le ha raccontate solo fino a pochi giorni fa. Egli ci diceva che la Brexit avrebbe reso l'Unione europea più forte e con un ruolo centrale dell'Italia. Ci diceva che Hollande era oramai conquistato alla causa della fine dell'austerità. Ci diceva che a Ventotene era sorto un "nuovo direttorio a tre con Germania e Francia".

Il summit di Bratislava ha polverizzato come scemenze queste pretese e Renzi se n'è tornato a casa con le ossa rotte. Di più, Bratislava ha mostrato —in barba a chi vaneggia un rafforzamento della Ue—quel che andiamo dicendo da tempo: l'accelerazione del processo di disgregazione dell'Unione europea.

Allo stesso modo di Berlusconi, che fino all'ultimo negò che il Paese fosse dentro una gravissima crisi economica, il "bomba" tenta disperatamente di convincere gli italiani che "siamo usciti dal tunnel".

Puoi raccontare finché vuoi che splende il sole (che l'economia italiana non è in inarrestabile depressione), ma quando sopraggiunge la pioggia, si apre l'ombrello e l'imbroglione viene preso a calci nel culo.

Il distacco tra la narrazione renziana e la realtà è talmente evidente che è presumibile che l'impostore faccia la stessa fine del suo mentore: spazzato via. Con una differenza non da poco: mentre Berlusconi venne defenestrato da una congiura di Palazzo, Renzi sarà mandato a casa dal voto dei cittadini grazie al suo stesso referendum costituzionale. Nel primo caso i poteri forti si tennero ben stretti il pallino in mano, ed infatti misero il vampiro Monti in sella. Questa volta, con la auspicabile vittoria dei NO, i poteri forti, tutti schierati per il SÌ, sarebbero battuti assieme al loro pupillo fiorentino, resterebbero spiazzati. Che abbiano in serbo un loro piano di riserva non ne dubitiamo. Quale? Non è escluso l'arrivo della troika, per stringere i bulloni del vincolo esterno, del regime di protettorato.

Nel marzo del 2014, su questo blog, scrivevo:

«Se Renzi fallisce, e ci sono molte probabilità che ciò accada (Nun 'gna fa, nun 'gna fa!, direbbe il comico), la Troika è in agguato. La macchina del capitalismo predatorio, forte del consenso tedesco, della Bce e dei tecno-oligarchi di Bruxelles, si giocherà l’ultima carta a sua disposizione per salvare la moneta unica moribonda (la cui fine darebbe un colpo fatale all’intera baracca del capitalismo-casinò). Ricorrerà dunque, visti che i vari tentativi posti in essere ad ogni livello sono stati sin qui inefficaci, all’arma di distruzione di massa, quella di sottoporre il Paese al dominio diretto della Troika». [Matteo Renzi: il tonfo col botto prossimo venturo]
Cosa mi spingeva a questa conclusione? Gli euroligarchi, per nome e per conto della grande finanza capitalistica mondiale tutta, non molleranno la presa, non vorranno perdere il comando sull'Italia, che se lo perdessero sarebbe la fine subitanea dell'Unione europea e della moneta unica. Resto della medesima opinione. 

Beninteso, quando parlo dell'arrivo della troika non penso che metteranno, che so, Jeroen Dijsselbloem a Palazzo Chigi. Come fu con Monti troveranno un'altra marionetta con passaporto italiano. E gli apriranno la strada facendo saltare il sistema bancario italiano, e forse speculando nuovamente sul debito pubblico (spread), o con una combinazione terroristica dei due fattori.

Ma allora sorge la domanda: cosa accadrebbe se, dopo tre governi fantoccio messi sù in barba ai desiderata della maggioranza dei cittadini, i poteri forti tentassero di aggirare e neutralizzare la vittoria dei NO? Se quindi, con un nuovo golpe bianco, provassero ad impedire al popolo la facoltà di decidere da chi vogliono essere governati?

Ci sono solo due possibilità: o gli italiani, già apparentemente assuefatti e supini, si faranno impaurire e accetteranno la forma estrema di asservimento e sudditanza, oppure si solleveranno. Non ci sono vie di mezzo: o la resa o la rivolta sociale, o subire un regime di protettorato coloniale o una rivoluzione democratica.

Ognuno che abbia sale in zucca e coraggio politico si adoperi affinché accada la seconda che ho detto.








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